Sbranare

sbra-nà-re (io sbrà-no)

Divorare riducendo a brandelli; attaccare, straziare

dal francese antico braon 'pezzo di carne'.

Certo che in questa parola il 'brano' è molto specifico. Non che ci sia da stupirsi, anzi: etimologicamente il brano nasce proprio dal francese antico braon, il pezzo di carne, di ascendenza francone. Ma se mi dici che mi fai vedere un brano non mi aspetto un quarto sanguinolento. Magari mi aspetto un passo di un testo, o una partitura - porzioni di un uno organico, o brevi pezzi d'arte presi a sé.

Invece lo sbranare ci fa subito venire in mente l'immagine violenta dell'arco di denti che straccia la carne, che riduce animali brano a brano. Un'azione di una violenza primordiale, una delle nostre paure ancestrali. Infatti ci scherziamo su, volgendolo in ironia - con uno spirito un po' stantìo, va detto: 'Ti sbranerei' fa ridere una volta, poi no. Piuttosto lo sbranare viene esteso in sensi attenuati, figurati, per cui la direttrice ti sbrana al primo errore, sbrano chi mi ha fatto una domanda provocatoria lasciandolo umiliato, e se faccio tardi la mamma mi sbrana. Un attaccare, un rampognare con una durezza tale che allunga il viso in un muso di lupo.

Ma sono questi i limiti dello sbranare? Con in mente la versatilità del brano - di carta, di stoffa, di prosa, di musica - magari possiamo spingerli oltre. La rete di ferro sbrana la stoffa, nel tagliare la carta finisco per sbranarla: non si parla forse del vivagno della stoffa, delle forbici che tagliano il vivo della carta, fossero tessuti (!) di carne e sangue? E se le opere letterarie e musicali sono materia viva, magari si può parlare di come Wilde venga sbranato in aforismi, del saggio che cerca di mettere insieme una tesi sbranando fonti autorevoli con citazioni impertinenti.

Insomma: c'è molto, al mondo, che può essere ridotto in brani, e che quindi può essere sbranato.

Parola pubblicata il 15 Dicembre 2018

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