Rampognare

ram-po-gnà-re (io ram-pó-gno)

Rimproverare duramente

dall'antico francese: ramposner, da prosne divisorio che in chiesa separa coro e navata.

È il tipo di rimprovero più aspro che si possa immaginare. Infatti la figura fondamentale della rampogna è semplice: si tratta del grido del chierico che ti ricaccia fuori dal coro, via dall'altare, oltre i plutei, nel posto dei laici.

Si tratta di una parola aulica e letteraria, certo, ma si tratta anche di un tipo di sgridata il cui fondamento è radicato fra i timori reverenziali comuni delle nostre società, così profondamente influenzate dalle religioni e dalle istituzioni ecclesiastiche. Da credenti o no, l'altare ci pare comunque inarrivabile - impossibile avvicinarsi con leggerezza.

Così, riallacciandosi alle sue origini, la rampogna scappa di mano ai vecchi poeti laureati, e torna uno strumento utilissimo per sostituire i suoi sinonimi - per la verità, piuttosto magri e rozzi. Insomma, perché cazziare villanamente, quando si può rampognare?

Parola pubblicata il 26 Febbraio 2012

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