Aduggiare

a-dug-già-re (io a-dùg-gio)

Nuocere facendo ombra; ostacolare, opprimere; intristire

composto parasintetico di uggia.

Sì, in italiano abbiamo una parola che ha il significato preciso di nuocere facendo ombra. Già questo è meraviglioso, ma notare che questo verbo, a dispetto della ricercatezza, è facilissimo da usare ed è parente di alcune delle nostre parole più famigliari è ancora più sorprendente. L'uggia, dentro, ci si legge subito.

Purtroppo cercare di vedere in che modo l'uggia e l'aduggiare emergono in italiano è come cercare di vedere nella nebbia. Ciò che è sicuro è che sono voci ereditarie, trasformate per via popolare — ma a partire da quale materia prima? Secondo alcuni si deve partire dai latini odia e odiosus per arrivare all'uggia e all'uggioso prendendoli dai significati di noia. Ma Secondo altri è da udus, cioè 'umido' che si dovrebbe partire, per procedere dal bagnato e ombroso (in effetti, il primo significato con cui appare l'uggioso) fino al noioso. Altre ricostruzioni contemplano un percorso che scaturisce dal verbo uro, 'bruciare, impoverire' e si intreccia con le prime due in una trama torbida di concetti e suoni che però infine ci rende limpidamente l'uggia, l'uggioso e l'aduggiare che conosciamo.

Ora, per capire il verbo aduggiare, che è vecchio quanto l'italiano stesso, dobbiamo pensare a un grande albero fronzuto — prendiamo un noce. Sotto non solo non vi crescono altri alberelli o arbusti, ma perfino l'erba stenta. Così possiamo parlare di come la casa aduggi l'orticello che abbiamo piantato a nord, della siepe verde che aduggia i vasi fioriti, del leccio che aduggia il prato, che alla prima pioggia diventa un pantano. Si potrebbe anche prendere in positivo, e parlare di come la palma aduggi la sdraio su cui stiamo a leggere, ma la negatività dell'uggia è un pregiudizio forte che così ce la fa usare poco volentieri.

Partendo da qui gli usi figurati sono ampi, rigogliosi e incisivi. I membri di maggior spicco di un collettivo aduggiano tutti gli altri, il professionista narciso che ha le mani dappertutto aduggia i giovani del suo studio, il genitore dalla personalità traboccante aduggia i figli. Ci racconta un opprimere, un ostacolare, e lo fa in una maniera insolita ed eccezionalmente aggraziata e penetrante: chi o ciò che aduggia non toglie terra, non toglie spazio, non schiaccia fisicamente né soffoca levando aria, ma impoverisce le possibilità di crescita intorno a sé, accaparrandosi il nutrimento luminoso, proiettando dall'alto un'ombra indebolente con effetti permanenti.

Questa azione, che nuoce svuotando di energia, è distillata in maniera eccezionalmente intelligente in un altro significato dell'aduggiare: l'intristire. La consapevolezza dell'assenza di prospettive aduggia il lavoratore, una malattia che si protrae aduggia chi ne soffre, la pioggia che continua aduggia tutti. Tristezza, ostacolo alla crescita, impedimento della luce sono significati l'uno per mezzo dell'altro, intrecciati con trefoli misteriosi in una robusta corda di significati da quei cordari senza nome dei nostri nonni del medioevo. Una parola non lieta, ma meravigliosa.

Parola pubblicata il 20 Novembre 2019

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