Impattare

im-pat-tà-re (io im-pàt-to)

Cozzare, sbattere, specie detto di mezzo meccanico; colpire, avere effetto; chiudere una partita alla pari

nei primi significati, derivato dal latino impactus, da impingere urtare, composto di in dentro e pangere ficcare; nell'ultimo, derivato di patta pari, dal latino pactum patto.

In questa parola vivono due significati fondamentali diversi, che vi confluiscono secondo diverse etimologie: sbattere e pareggiare. In realtà è piuttosto raro che abbia questo secondo significato, che non è difficile immaginare foriero di buffe incomprensioni (finale di partita a scacchi, "Impattiamo?" e l'altro annuendo ti si scaglia addosso risolvendola a pugni). In questo senso è una parola connotata da una sintesi tecnica tanto cara ai gerghi ludici, che può conferirle nerbo, ma non grazia.

Altro discorso per l'altro significato - per cui si rivela una parola molto forte, e che suscita qualche dubbio d'uso.

In questo senso impattare vuol dire cozzare, sbattere, con un connotato a un tempo di violenza e di asepsi. Concretamente, a impattare sono perlopiù oggetti inanimati, non mossi da volontà propria - come una palla di cannone o il braccio di una gru. Insomma, difficilmente, se non con ironia, dirò che ho impattato contro un passante sul marciapiede. Anche perché l'etimologia ci parla dell'impactus come di uno scontro profondo, in cui si arriva a penetrare, a ficcarsi dentro ciò che si colpisce - cosa piuttosto difficile, per un essere vivente.

Chiariamo anche che, sebbene nasca come verbo intransitivo (impattare con o contro o su qualcosa), è piuttosto comune vederlo usato come transitivo (impattare qualcosa). Non sarà un uso gradevole, ma al mondo c'è di peggio - e anzi forse fra un po' ci parrà perfino gagliardo.

Parola pubblicata il 15 Luglio 2014

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