Veemente

ve-e-mèn-te

Significato Impetuoso, intenso, violento

Etimologia voce dotta recuperata dal latino vehemens, di etimo dibattuto.

  • «È stato un intervento davvero veemente, non ha risparmiato nessuno.»

Si parla di forza grande e di alta energia, quando consideriamo la veemenza.
Parola bizzarra, con quella doppia ‘e’, condivisa per diversi accidenti solo con un manipolo d’altre parole — dalla lineetta al cuneese (al rum) al preesistere —, parola che non assomiglia con evidenza ad altre, eppure parola che insiste su un ambito di significato molto interessante e perciò affollato di sinonimi.

Ha una particolarità che si fa notare subito: un’antichità che ne ha eroso il significato originale, tanto che interpretarlo è difficile.
Le ipotesi migliori sul campo avanzano che il latino vehemens sia una negazione di mens, e che quindi il termine rappresenti una forza scervellata, priva di ragione, e quindi insensatamente impetuosa — e che per accostamento con vèhere ‘trasportare’ la grafia sia diventata questa. Oppure, che sia direttamente un derivato di vèhere, e che la rappresentazione sia quella di una persona che ‘si fa trasportare’, che perde la temperanza e si fa portare via dall’impeto. È come leggere un’epigrafe consumata dai millenni, se ne intende il senso, ma c’è chi la ricostruisce in modo diverso.

A differenza dei suoi sinonimi, il veemente ha un modo più vago e distaccato di rappresentare il suo significato, anche se lo fa con una specializzazione e una dedizione superiori. Non si affretta a squadernare gli esiti estremi del violento; non corre dietro alle metafore fiammeggianti dell’ardente e del focoso o anche del cocente, che sono soluzioni poetiche un po’ lise; non ha la genericità versatile e caleidoscopica del forte (che si declina in un ventaglio che va dal bravo al simpatico al tenace al grande al valido e via e via). Ha un’energia più diretta, più mossa rispetto all’intenso: di un vento veemente vediamo quasi un profilo personificato, un vento intenso è un fatto naturale senza volto. E anche un urto veemente, e perfino un’eloquenza veemente hanno una determinazione superiore alle estensioni dell’intenso. Piuttosto, il veemente come uso si affratella con l’impetuoso — e però l’impetuoso è scuro, muscolare, ha un modo di rappresentare un’energia alta e aggressiva più chiara, più evidente, e perciò anche più piana. Invece il veemente conserva uno scarto di decodifica maggiore (anche grazie al registro elevato), e quindi un distacco che l’impetuoso non conosce.

Posso parlare delle parole veementi che sono state usate durante il convegno contro una persona assente; delle risposte veementi che vengono date alla domanda stupida che si traveste a posteriori da domanda provocatoria; della passione veemente che mostriamo verso uno sport, o verso qualcuno. C’è slancio, nel veemente, che eventualmente può tradursi in violenza, ma non necessariamente; un’intensità aperta ed espressa; una profonda lucidità di descrizione. Davvero una parola di grande finezza, che non perde un filo di forza.

Parola pubblicata il 20 Dicembre 2023