Triviale

tri-vià-le

Volgare, grossolano; banale, ovvio

dal latino trivialis, derivato di trivium, composto di tri- tre e via.

Questa parola, di registro piuttosto alto, prende il suo significato da un riferimento etimologico curioso: il trivio, cioè l'incrocio di tre vie.

Ora, l'incrocio di tre vie si presume sia uno snodo importante, tanto in città quanto in campagna - e oltre a essere trafficato, è un punto di ritrovo naturale. Però al trivio - magari con bettola annessa - non si ritrovano certo dame, saggi e signorini azzimati: di giorno rudi lavoratori e massaie affaccendate, di notte loschi figuri. Perciò il triviale è passato ad indicare il volgare, il grossolano, il dozzinale: ciò che va bene per il trivio, ciò che gli si confà. Si parla quindi delle barzellette triviali raccontate a cena con sommo disappunto della nonna, della trivialità inaspettata dei colleghi dottori, delle sgradevolezze di un corteggiamento triviale.

Non sono stati certo i frequentatori dei trivi a coniare questo termine; perciò questa parola, fra le altre cose, misura la distanza fra chi parla e l'oggetto che qualifica come triviale - indicando come l'asticella del buongusto stia ben più in alto. Va notato che però spesso il triviale è divertente e arioso; mentre i dotti si ritrovano sempre al chiuso.

Parola pubblicata il 11 Novembre 2014

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