Temerario

te-me-rà-rio

Che affronta i pericoli in maniera imprudente e sconsiderata, avventato

dal latino temerarius, derivato dell'avverbio tèmere alla cieca, sconsideratamente, forse collegato a tenebra oscurità.

Secondo Aristotele, la virtù etica consiste in un giusto mezzo fra due estremi: nel caso del coraggio, i due estremi sono la viltà e la temerarietà. Temerario, infatti, è chi affronta un pericolo esponendovisi senza calcolo, senza prudenza: non gli manca il fegato, ma il cervello.

Questo carattere può essere frutto di un'avventatezza sconsiderata, o di un'insolenza sfacciata: può essere temerario lo sciatore inesperto che si avventura in un difficile fuoripista, può essere temeraria la domanda provocatoria e inopportuna, come anche l'avances che osa troppo, e può essere temerario l'atto di guerra superbo mosso di pancia.

Inoltre, in alcuni usi specifici, il temerario può anche prendere dei connotati di infondatezza: ad esempio, si parla di giudizio temerario quando è ingiustificato, basato sul niente o formulato a pelle; e in diritto si parla di lite temeraria indicando una causa intentata senza una seria base giuridica, o con la consapevolezza di non avere ragioni da difendere - e a cui l'ordinamento giuridico, che non ama essere ingorgato per futili motivi, collega giuste sanzioni.

Tutti questi significati sono accomunati con semplicità dal nesso etimologico con l'oscurità: l'atto temerario è sempre compiuto alla cieca, senza tenere conto delle conseguenze.

Parola pubblicata il 30 Aprile 2015

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