Agone
a-gó-ne
Significato Gara, contesa, e luogo dove si tiene; in particolare, nell’antichità, gara sportiva o poetica tenuta in occasione di celebrazioni religiose; combattimento; campo di battaglia; ambito di competizione
Etimologia voce dotta recuperata dal latino agon, dal greco agón ‘adunanza’, ma anche ‘gara, lotta’, derivato di ágo ‘condurre’.
Parola pubblicata il 20 Agosto 2025
Sono passati i millenni, i luoghi in cui si tenevano gli agoni sono stati cancellati, persa quasi del tutto la memoria di chi — atleta, poeta — vi ha partecipato, perduti i gesti di vittoria e le voci. E però ci resta la parola.
Ora, a noi l’agone evoca subito uno sforzo difficoltoso perché nell’agonia ha prevalso la vena patetica della lotta fra la vita e la morte. Ma l’agone è la gara, la lotta in genere — anzi, a star fedeli alla lettera l’agone è un’adunanza.
Anche a noi, oggi, garbano parecchio le competizioni artistiche e sportive — ma si tramanda che alla gente di Grecia questa roba piacesse in maniera speciale. C’era un’altezza di considerazione, intessuta di impliciti morali, religiosi, politici, e avevano una centralità nell’immaginario comune che probabilmente non si può ridurre al gradimento dei nostri tempi. Le gare di musica, di poesia, di teatro erano momenti cardinali di altrettanto cardinali celebrazioni religiose, momenti di popolo, e le gare atletiche potevano arrivare a imporre tregue a fazioni belligeranti: pensiamo alla tregua olimpica — noi siamo alla trentatreesima Olimpiade moderna, le Olimpiadi antiche hanno visto duecentonovantadue edizioni. Naturalmente a Roma si accodarono, e l’agone rimase il luogo di gara e la gara in occasione di feste.
In italiano questo elemento viene recuperato all’inizio del Trecento — elemento lontano secoli, ma diciamo pure nell’ordine del millennio: tanti agoni furono spazzati via dagli editti di Teodosio, che oltre ad aver interciso l’Impero è rimasto il nume tutelare dei guastafeste.
Ma in italiano si fa subito bellicoso: gara sì, ma soprattutto combattimento, lotta — e luogo di combattimenti e lotte, quindi campo di battaglia. Reingentilito dalla conseguente metafora, diventa l’ambito di una contesa.
Ora, nonostante la panatura militare, l’agone resta qualcosa che, si sente, non è radicalmente violento. Ad esempio, se — stiamo sul luogo più comune — parlo dell’agone politico, ambito di una competizione accesa, diciamo pure ambito di una lotta, do comunque un’impressione incomparabile a quella suscitata da un’arena politica. L’arena è crudeltà, caos, luogo di uno spettacolo trascinante e abominevole, di spessore bestiale. L’agone ha le sue regole, le sue distinzioni, le sue erudizioni. Dopotutto sono quelle, ben note, dell’agonismo.
D’altro canto l’agone non ha nemmeno l’altezza vezzosa, spesso leziosa, che hanno certami e tenzoni, e perfino contese. S’innalza sulla normalità didascalica di gare e lotte, ci rappresenta lo sforzo, la concentrazione, la posta del gioco, in una dimensione di caratura insolita.
Un agone letterario in cui finirà per decidersi il romanzo dell’anno, un agone sportivo che richiama ogni atleta di rango di una disciplina, così come un agone elettorale, consiliare, in cui si profilerà un nuovo assetto di potere, sono contese e luoghi di contesa in cui non si annichilisce la controparte a mazzate, ma in cui si prevale brillando. A un livello superiore a quello del torneo di briscola o di calcio a cinque, forse — che pure, per la zia e il cugino che vi partecipano, sono agoni sommi.