Disgiunzione

di-sgiun-zió-ne

Significato Separazione, distinzione netta tra due o più elementi; in logica, relazione tra alternative che possono escludersi a vicenda oppure coesistere; in genetica, nella meiosi, separazione dei cromosomi omologhi

Etimologia voce dotta recuperata dal latino disiùnctio, derivato di disiùngere ‘separare’, da iùngere ‘unire’ col prefisso separativo dis-.

‘Disgiunzione’ non è la prima parola che ci viene da utilizzare se dobbiamo parlare di due realtà contrapposte; utilizzeremmo, probabilmente, con più naturalezza i sinonimi ‘separazione’, ‘scissione’ o ‘divisione’. Ma questa, nella sua ambiguità che tra poco vedremo, ha la sua peculiare eleganza.

Nel cuore etimologico della parola disgiunzione, infatti, convivono due movimenti opposti: iungĕre, ‘legare’, e il prefisso dis-, che scioglie fin dal principio il legame. È letteralmente l’opposto di congiungere, ma non del tutto estraneo all’idea di relazione. Non a caso i disgiunti restano quasi invisibili nel lessico quotidiano, ma per i congiunti è tutta un’altra cosa, essendo una parola che tutti conosciamo bene, soprattutto da quando è salita agli onori della cronaca durante il periodo Covid. Ricordate? Se ne parlò tanto di quelle persone legate da vincoli familiari che potevano incontrarsi anche durante le restrizioni. Il termine, un po’ burocratico e vagamente antiquato, è improvvisamente diventato di uso comune: «posso andare a trovare un congiunto?», «pranzo con i miei congiunti». E il boom di ricerche su Google: ‘il mio partner è un congiunto?’. Diciamocelo, quella formalità stonava con l’intimità del rapporto che voleva descrivere. Eppure, in quel periodo, dire ‘congiunti’ serviva proprio a questo: tracciare un confine legale, stabilire chi stava dentro e chi fuori dalla cerchia degli affetti autorizzati. Una disgiunzione, appunto, tracciata per decreto.

In linguistica e in logica, la disgiunzione è quella piccola lettera apparentemente innocua: la ‘o’. Qui però il discorso si fa interessante, perché la logica formale distingue tra due tipi di disgiunzione: quella esclusiva (o questo o quello, non entrambi) e quella inclusiva (o questo o quello o entrambi). Esempio di disgiunzione esclusiva: «Il semaforo è rosso o verde», non può essere contemporaneamente rosso e verde (almeno non dovrebbe...). Esempio di disgiunzione inclusiva: «Per cena mangio primo o secondo», posso mangiare il primo, posso mangiare il secondo, posso anche mangiare entrambi se ho molta fame.

Nel linguaggio quotidiano, però, questa distinzione salta quasi sempre. Usando la ‘o’ non stiamo facendo logica formale, ma pragmatica, e quindi semplifichiamo, polarizziamo. «O con me o contro di me», «o ora o mai più», «o così o niente». E dunque, quando diciamo ‘è una questione di disgiunzione’, intendiamo proprio questo: la situazione richiede una decisione netta, senza compromessi possibili.

Così, quando il nostro amico predica bene ma razzola male, potremmo dire che c’è una disgiunzione tra quello che dice e quello che fa. O potremmo criticare il nostro consulente finanziario che ci ha fatto perdere dei soldi, evidenziando la disgiunzione tra gli obiettivi dichiarati e i risultati reali. A voler essere forse un po’ pedanti, potremmo dire al nostro collega, dopo una discussione, che si è creata una disgiunzione tra noi. Sciogliendo la ‘giunzione’, fotografa con finezza e distacco il momento di una separazione, anche piuttosto ordinata.

Il problema, naturalmente, è quando la disgiunzione diventa una trappola. Quando ci viene presentata un’alternativa secca – o questo o quello – che in realtà nasconde altre opzioni possibili. È la tecnica della falsa dicotomia: costringere qualcuno a scegliere tra due estremi, ignorando tutto lo spettro di possibilità intermedie. «O libero mercato o comunismo», «o sei parte della soluzione o sei parte del problema». In questi casi, la disgiunzione non descrive la realtà, bensì la forza, imponendo una semplificazione che raramente corrisponde alla complessità delle cose.

Curiosamente, la parola disgiunzione ha una vita parallela anche in biologia: durante la meiosi (la divisione cellulare che produce ovuli e spermatozoi), avviene la disgiunzione cromosomica – i cromosomi omologhi si separano ordinatamente per migrare in cellule diverse. È un processo così fondamentale che, quando fallisce (la ‘non-disgiunzione’), possono verificarsi anomalie genetiche. Anche nelle cellule, dunque, la disgiunzione non è una rottura caotica, ma una separazione necessaria e regolata.

Diciamocelo, ora, in chiusura: disgiunzione non è certo una parola che useremo tutti i giorni, ma è una parola utile da avere a disposizione. Soprattutto quando qualcuno ci impone una scelta secca: questo o quello. In certi casi, ricordarlo può essere liberatorio: la disgiunzione, dopotutto, può anche essere inclusiva.

Parola pubblicata il 29 Gennaio 2026