Razzolare

ràz-zo-là-re (io ràz-zo-lo)

Di animale, specie di uccello, muoversi grattando la terra in cerca di cibo; frugare

derivato di razzare 'raspare', detto specie di animali nell'agitazione del calore, con l'infisso iterativo -ol-; probabilmente dall'alto tedesco antico razzen 'grattare, raschiare'.

Chi predica bene, razzola male. In questa gemma nel nostro patrimonio proverbiale brilla il razzolare, un'azione certo da galline, ma non solo.

Leggendo i significati secchi di questa parola (il raspare degli uccelli in cerca di cibo, e in genere, scherzosamente, il frugare) si ha l'impressione di arrivare alla fine della grande festa, quando di tutta la baraonda sono rimasti solo bicchieri e piatti sporchi e due sbronzi felici con la chitarra che cantano. Già perché il razzolare, nella storia della nostra lingua, ha avuto una quantità di significati sorprendente e impressionante. Partendo da quella radice germanica che ci parla di un grattare ha inseguito i propri limiti con una versatilità sferrata: gli animali razzolano a terra, ma possono anche razzolare contro il muro per togliersi un prurito, io razzolo in biblioteca facendo una ricerca, quando si viaggia si corre spesso il rischio di essere razzolati da qualche disonesto approfittatore, razzoliamo il solito locale per il solito aperitivo, razzoliamo il fuoco perché non si spenga, sulla spiaggia razzoliamo qualche nota alla chitarra, razzoliamo nell'armadio per trovare qualcosa da mettere stasera, con risparmi attenti si possono razzolare belle sommette e via e via e via. Non solo frugare, non solo gallinacei.

'Razzolare' è un verbo brillante. È un grattare non violento, che non incide in profondità, quasi assorto, volentieri in una ricerca, volto a trovare, scovare o recuperare. È sciolto, per quanto descriva un movimento desultorio, spezzato, discontinuo (parafrasato musicalmente dal suo stesso suono), sciolto della scioltezza che è propria di un darsi daffare intento e domestico, normale. Non si razzola di fretta, non si razzola eccezionalmente: quando si razzola, si razzola nei soliti posti la solita roba.

Infatti il 'razzolare male' del proverbio (che ora riguarda galli che cantano bene, ora frati zappatori che predicano bene) parla di un'abitudine, e la sminuisce ironicamente come un'abitudine da aia. Un grattare abitudinario, che se gliene diamo la possibilità, a partire dalla prima immagine dell'uccello che raspa a terra, sa andare lontano.

Parola pubblicata il 12 Agosto 2019

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