Gesuitico

ge-su-ì-ti-co

Significato Che è proprio dei gesuiti, che appartiene ai gesuiti e al loro ordine; in senso dispregiativo ipocrita, falso, subdolo

Etimologia da gesuita, ovvero chi appartiene all’ordine religioso della Compagnia di Gesù, in latino Societas Jesu. Da Jesus, a sua volta attraverso il greco ellenistico Iesus, dall’aramaico Yeshua, che in ebraico è Yĕhoshūa, nome teoforico composto da una particella Yah, o Jah, che indica Dio e la parola yasha, salvezza, col significato di ‘Dio è salvezza’.

Nel 1534 lo spagnolo Íñigo López de Loyola, anche conosciuto come Ignazio, fondò a Parigi un ordine religioso maschile chiamato Societas Jesu, la Compagnia di Gesù, dalla chiara accezione militaresca. Esso nasceva in un momento critico per la chiesa cattolica, che doveva far fronte ai vari scismi di stampo protestante che stavano producendosi nell’Europa centrale e settentrionale. I gesuiti risposero a questa istanza di rigore e di spiritualità con un fervore religioso dal cipiglio guerresco, riconoscendo l’autorità papale sopra tutto e tutti. Nei secoli furono considerati manipolatori, abili sobillatori di palazzo, potentissimi e influentissimi consiglieri del papa. Si diceva addirittura che il vero potere pontificio fosse detenuto dal Superiore Generale dei gesuiti, avvolto dalla fresca oscurità delle quinte tappezzate di velluto paonazzo della Santa Sede.

Le alterne vicende vissute nei secoli da questo prestigioso istituto di chierici regolari includono grandi viaggi missionari in tutto il globo terracqueo volti a diffondere la fede, fondazioni di scuole, promulgazione dell’istruzione, studi scientifici e linguistici importanti, ma anche la soppressione dell’ordine e la sua successiva rifondazione. Alla loro vicinanza al papa e alla cattiva fama di cui godettero per il potere che riuscirono ad accumulare, forse, si deve il significato dispregiativo dell’aggettivo gesuitico: ipocrita, subdolo. Ne ho abbastanza del tuo atteggiamento gesuitico, sii franco una volta per tutte! Io di quello non mi fiderei, ha un non so che di gesuitico che mi puzza di bruciato.

Il nome da cui deriva, ialino, non è altri che quello di Gesù, un teoforico assai diffuso in Palestina all’epoca di Cristo. Il suo significato è ‘Dio è salvezza’, e si compone di due parti: nella prima si trova la particella Yah, o Jah, abbreviazione del nome di Dio in ebraico; la seconda, invece, è costituita dalla parola yasha, la quale deriva da una radice semitica y-sh-ʕ che veicola il significato di salvezza, e la cui ultima lettera, rappresentata da un segno particolare, dalla forma di uncino, è un suono faringeo arrotato, comune nelle lingue semitiche e per noi occidentali quasi impossibile da riprodurre senza sentirci dei serpenti con la tosse.

Non ci resta che svelare l’ultimo arcano che si cela dietro questo teoforico: Gesù e Giosuè sono esattamente lo stesso nome. Il profeta successore di Mosè e il Messia cristiano, in poche parole, si chiamano nello stesso modo. Ma siccome tra il primo e il secondo era passato un bel po’ di tempo e la lingua si era evoluta per vie e per vicende storiche complesse, di fatto la loro resa dall’ebraico al greco, al latino e quindi all’italiano è diversa. La storia poi ha fatto il resto: Gesù è diventato il nome cristiano per eccellenza, molto diffuso nei paesi cattolici ispanofoni, mentre Giosuè lo incontreremo più facilmente all’uscita dalla sinagoga.

Parola pubblicata il 05 Novembre 2021

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.