Paonazzo

pa-o-nàz-zo

Significato Di colore violaceo, bluastro, rossastro

Etimologia dal latino pavonaceus ‘del colore o della forma della coda del pavone’, derivato di pavo, ‘pavone’

Da un lato è una parola a cui si ricorre per comunicare un colore d’impatto, dall’altro è persa nell’incertezza di quale colore davvero descriva. Se ci aggiungiamo la splendida etimologia, il quadro si confonde ulteriormente — quindi abbandoniamo ogni volontà precisatoria, stiamo inseguendo l’ineffabile.

Ebbene sì: il paonazzo è un derivato del latino pavonaceus, aggettivo derivato di pavo, ‘pavone’ Se ci fosse la variante dotta sarebbe pavonaceo. E infatti il significato di pavonaceus è, senza troppo sbilanciarsi, ‘del colore o della forma della coda del pavone’. Avanza in italiano scritto in varianti diverse in un periodo che va dal Trecento fino al Cinquecento: si avvicendano pagonazzo, pavonazzo, e quindi paonazzo.

La cosa straordinaria è che, avendo noi bene in mente la coda del pavone, gli usi che ne sono conseguiti sono semplicemente inconseguenti — complice forse il fatto che per secoli sapere di quale colore fosse di preciso la coda di un pavone non era facile, anche se il suo leggendario carisma cromatico era probabilmente troppo attraente perché non facesse presa sull’immaginazione. Ma non pensiamo che sia solo una questione d’ignoranza. Classicamente è paonazzo il volto di chi scoppia in un impeto di ira impotente e congestionato, o di chi è travolto dalla vergogna, paonazze estremità strette dal gelo, ma è un aggettivo attribuito a montagne illuminate, grappoli d’uva, fiori di magnolia, onde marine, salse, mattoni, marmi, vesti vescovili, piaghe, lividi, giraffe. Dovrebbe avere teoricamente il suo baricentro su un viola bluastro (sul viola vertono i suoi significati specifici, come quello che descrive il colore dell’abito del vescovo), ma perché no anche rossiccio o rosato.

Insomma, si tratta di un termine che vive ormai in vene d’espressione specifiche e che però non sembra avere alcun interesse all’unità e alla coerenza. Anzi sembra non l’abbia mai avuto. Anche perché — e sol qui troviamo il nesso forte con l’etimo — la coda di pavone non ha due o tre colori. Cangia meravigliosamente. E così, allora, includendo a un tempo gente presa da emozione e freddo, e alti prelati, il paonazzo si afferma come colore mutevole, intrinsecamente inafferrabile, che è viola scuro, certo, rosa chiaro, certo, rossastro venato, sicuro, e senza dubbio con fumi di blu: non perché sia per forza tal quale la coda di pavone, ma perché come la coda di pavone suggestiona per riflessi e toni ora cupi ora brillanti.

Parola pubblicata il 24 Giugno 2021