Mondano

mon-dà-no

Significato Del mondo, inteso come luogo dell’universo; del mondo, inteso come realtà materiale contrapposta alla spirituale; gaudente, elegante, raffinato

Etimologia voce dotta recuperata dal latino mundanus, da mundus ‘mondo’.

Agosto-agostano, Africa-africano, monte-montano, mondo-mondano. Semplice, no? Non proprio. Se vogliamo un aggettivo piattamente derivato da mondo, è a mondiale che dobbiamo rivolgerci. Si fa per dire: il mondo non è piatto, in nessun senso, e le parole non nascono per partenogenesi. Lo testimoniano assai bene i nipotini del latino mundanus in giro per l’Europa: l’accezione prevalente del nostro mondano, più che col mondo, ha a che fare col ‘bel mondo’, la società elegante, ammirata con l’occhio e deplorata col cuore (non a caso ‘donna mondana’ è diventata sinonimo di ‘meretrice’); i francesi sono andati nella medesima direzione, tanto da chiamare mondaine la squadra di polizia da noi denominata buoncostume; gli inglesi, invece, come spesso accade si distinguono per originalità: il loro mundane vale ‘ordinario, banale, monotono’. Se il mondo è complicato, d’altronde, non meraviglia che lo siano anche le pieghe del mondano.

In principio era il cosmetico. Anzi, no, il corredo da sposa, e prima ancora forse il baule, la cassa che lo conteneva: era questo, a quanto pare, il senso originario del latino mundus, che poi – in chiara correlazione con l’aggettivo omonimo che significava ‘pulito, elegante, raffinato’ – prese ad indicare gli oggetti da toeletta, il corredo per la cura personale femminile. Da lì a designare l’insieme dei corpi celesti, poi, il passo non è poi grande quanto sembra: un corredo è un insieme co-ordinato, coeso e completo, in cui ogni elemento ha un posto e una funzione ben precisi – proprio come accade nell’universo, dove tutto appare congruente, razionalmente disposto. Tale evoluzione semantica ricalcava fedelmente quella del greco kósmos, dove il senso precipuo di ‘ordine’ si declina anche in ornamento e decoro, nei disparati contesti della kosmetiké téchne (l’arte cosmetica, in fondo, altro non è che un ‘mettere a posto’ eliminando i difetti visibili), della pubblica amministrazione (di cui i kósmoi erano massimi ordinatori a Creta), e naturalmente dell’ordine supremo, quello celeste.

Ma il mundus latino, dopo il clamoroso allargamento semantico dalla toilette all’universo, a poco a poco si restringe nuovamente: prima riducendosi al mondo terrestre, alla Terra (e per metonimia ai suoi abitanti, l’umanità); poi, nel linguaggio della Chiesa, al mondo secolare, temporale, profano, in opposizione a quello spirituale, eterno – con tutte le connotazioni spregiative che ne derivano in termini di eccessivo attaccamento ai beni materiali, a scapito dell’anima e della sua salvezza ultraterrena. Ed è da qui, evidentemente, che proviene l’accezione comune di mondano nelle lingue europee: le tanto dibattute quanto storicamente innegabili radici cristiane dell’Europa, com’è normale che sia, danno linfa anche alla pianta della lingua.

È interessante però come la consapevolezza della caducità terrena prenda coloriture ben diverse a seconda della lingua. In italiano e in francese la riprovazione morale è tanto manifesta quanto è forte l’attrazione delle Sirene mondane; poi quel canto, si sa, è mortifero, e lo sfavillio di luci della mondanità – con i suoi ricevimenti, cene e postcenî eleganti – non è che un abbaglio, insegne luminose che attirano gaudenti allocchi allontanandoli dalla vera Luce. In inglese, nessuna eco di quel canto, nessun abbaglio da ville Lumière, nessuna tentazione: solo la dura prosa del lavoro quotidiano, normale malumore, luci al neon e sirene di pausa pranzo. Quanto al resto, per dirla in lingua originale: it’s all bollocks – tutte palle.

Parola pubblicata il 08 Giugno 2021

La strana coppia - con Salvatore Congiu

Parole sorelle, che dalla stessa origine fioriscono in lingue diverse, possono prendere le pieghe di significato più impensate. Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due vedremo una di queste strane coppie, in cui la parola italiana si confronterà con la sorella inglese, francese, spagnola o tedesca.