Munifico

mu-nì-fi-co

Significato Generoso nel donare, che dimostra generosità

Etimologia voce dotta recuperata dal latino munìficus ‘generoso, liberale’, ma propriamente ‘che adempie al dovere, che paga le tasse’, composto di munus ‘obbligo, ufficio’ e -ficus, derivato di fàcere ‘fare’.

Certo ‘munifico’ assomiglia a ‘magnifico’, ed è pur vero che un sovrano magnifico sarà probabilmente anche munifico — ma il munifico ci chiede di parlare di altri concetti, in buona parte inattesi, e di altre radici.

Possiamo notare subito che ‘munifico’ vuol dire grossomodo ‘generoso’. Mecenati di larga munificenza, offerte munifiche si contraddistinguono per la liberalità con cui danno. Ha quindi una certa misurabilità, una certa pragmaticità, questo munifico. Ma perché? Come nasce?

È un ramo della grande pianta del munus latino. Un termine che a vederlo magari dice poco, e che ha esiti disparati in italiano, tanto che riesce difficile trovare che cosa abbiano in comune, quale sia il filo conduttore di significato — dall’immune al municipio, al munire al remunerare al comune stesso. Questi sono i casi in cui possiamo notare un filo del nostro intreccio del mondo, del nostro paradigma linguistico e di pensiero che magari non avevamo presente. Anzi, più che filo questa è una pietra angolare, che di rado ci alziamo a toccare.

Munus è il dovere, l’obbligo, che prende anche la forma del dono, in particolare di riconoscimento, e della tassa.
La comunità è costituita da chi assolve ai propri compiti, e questa è la dimensione condivisa del comune e del municipio; se remunero qualcuno contraccambio ciò che devo per contratto, giustizia, liberalità; il munito è conseguentemente provvisto, dotato (anche se c’è chi lo vuole piuttosto della famiglia delle mura, moenia in latino). L’immune è inizialmente chi è esentato dal pagare le imposte, e diventa poi una declinazione varia di libertà da offesa, giudizio, malattia — mentre il munifico, a contrario, è letteralmente chi quelle imposte le paga.

Bel cambiamento di prospettiva, ci apparecchia questa parola: noi individuiamo in negativo, con un profilo serpentino, chi evade le tasse; per chi le paga usiamo l’anodino contribuente. Invece ritenersi gente munifica per il solo fatto di pagare le imposte darebbe lustro alla posizione — peraltro, con un addentellato storico notevole.

Darebbe un lustro simpatico perché il munifico vive in una dimensione estremamente precisa: caratterizza la posizione alta di una persona. Una posizione signorile, mecenatizia: la sua generosità, la sua larghezza riverbera nobiltà e potere. Certo, anche con un tratto ombroso — munifica può anche essere la liberalità che compra e asservisce — ma proprio per la narrazione di magnificenza che accompagna la posizione della munificenza, spesso il suo tratto è schiettamente altruista, oblativo, tutto volto all’alto.

È una parola che da un lato fa mostra di sé per altezza e dottrina speciale; d’altra parte è accessibile, immediata. Le parole così tanto positive non hanno bisogno di essere messe a fuoco nel dettaglio, e gli echi e il contesto la rendono abbagliante quanto basta. Così parliamo del munifico contributo dell’amico alla cena (una lattina di birra), dei munifici legati lasciati a diverse associazioni benefiche (tanto che l’erede si mangia l’unica copia del testamento), dello spettacolo munifico della primavera.

Parola pubblicata il 05 Aprile 2023