Trasognato

tra-so-gnà-to

Significato Sbigottito, stupefatto; assorto, estraniato in fantasticherie

Etimologia propriamente, participio passato di trasognare, derivato di sognare col prefisso tra- ‘attraverso’.

La qualità del trasognato è colta con profonda delicatezza, nella nostra prospettiva. Oggi. In passato no, anzi aveva dei tratti decisamente bruschi. L'immagine ad ogni modo è sintetica ed evocativa: abbiamo uno stato sognante di base, da cui -o in cui- ci si trova sbalzati, al di là del pelo del sogno. È un momento di transito fuori dalla realtà.

Qualcosa del genere lo abbiamo anche notato nel trasecolato — che però ha un'aria più dotta. D'altro canto s'impernia sul secolo, concetto corrente nei suoi strati superficiali e però ostico e labirintico nei suoi penetrali.
Per noi una persona trasognata è soprattutto assorta in certe sue fantasticherie, svagata ed estraniata dal contesto dietro a idee o proiezioni che l'assorbono. Certo non può aspettarsi il plauso riservato a chi è presente e operativo, ma ha un nocciolo romantico che resiste al biasimo. Possiamo notare l'aria trasognata della studente che non sta seguendo la lezione, la fine del film immaginifico ci lascia silenziosi e trasognati, e nel pieno di una festa rumorosa e affollata possiamo rimanere un momento trasognati, quando ne realizziamo la bellezza.

Ora, il sogno per noi si è fatto piuttosto oleografico, tanto più che non ci abbiamo più granché a che fare — è un elemento molto scaduto, nella considerazione generale. Una realtà che invece lo frequenti di più lo sa prendere anche in maniera più spiccia: nel Trecento il trasognato era stordito, instupidito, magari anche ubriaco. Ma prende con decisione la via dello sbigottito, dello stupefatto: era la grossa notizia, il fatto incredibile a lasciare trasognati. Avvicinandoci a noi — e proprio attraversando l'epoca romantica — il trasognato prende il profilo stabile di chi sogna ad occhi aperti. Lo sbigottimento prosegue, va: intorno al difetto di lucidità si avvolge il viaggio, e la grazia dell'assenza.

Assenza che ad esempio non troviamo nell'assorto — che sì, è assente rispetto a noi, ma è intento, concentrato come una vite che gira e affonda nel legno. Rende meglio la svagatezza del trasognato lo svagato, che però -pure!- è intento ai fatti suoi, leggeri: la sua distrazione può essere presentissima — quanti amici svagati erano disattenti a ciò che diceva l'autorità e meticolosi nello svago. Il trasognato è in uno spazio intimo, irraggiungibile, in cui svolazza.
L'estatico? È rapito nell'estasi, con un'intensità che non ha proprio niente di vago e volante. La sua assenza è radicale, slanciata in un altrove sommo, ontologicamente diverso.

Per forza di cose il trasognato è invece abbastanza vicino al sognante — che però appare più legittimamente impegnato nell'attività del sogno. Un'atmosfera sognante, un'aria sognante non ci dà l'impressione di essere stata sbalzata in una dimensione onirica e fantasiosa. Invece ormai sentiamo forte la distanza del trasognato dall'attonito, l'imbambolato, l'inebetito: riconosciamo che non è solo rintronato, ma accede ad altri luoghi della mente. Il trasognato è trasognato quando è lì e quando se ne torna da noi — trasognato in un particolare dormiveglia, trasognato quando mi sveglio, nel labile confine fra dentro e fuori.

Parola pubblicata il 31 Ottobre 2026