Vendetta

ven-dét-ta

Significato Reazione punitiva o ritorsione contro chi ha recato un’offesa o un danno; nel contesto internazionale, indica specificamente una faida di sangue o un conflitto prolungato tra gruppi contrapposti per motivi d’onore

Etimologia dal latino vindicta, derivato di vindicare ‘rivendicare, punire’, a sua volta da vindex ‘garante’, di etimo discusso — classicamente inteso come composto di vi(m) ‘forza, violenza’ e dicere, ma con dubbi recenti.

Vendetta rappresenta uno dei contributi più densi e drammatici della nostra lingua al lessico psicologico e sociale del mondo. È una parola scura, potente, capace di evocare istantaneamente un intero immaginario di codici arcaici, giustizia privata e legami indissolubili che ha affascinato e intimorito il pubblico globale per secoli.

Linguisticamente, la parola affonda le radici nel diritto romano: la vindicta era la bacchetta con cui si toccava lo schiavo per dichiararlo libero, nel contesto di un processo rituale (manumissio vindicta). È un termine che però aveva anche il più ampio significato figurato di ‘rivendicazione’, e in effetti il vindicare nasce proprio come un ‘reclamare’ in giudizio. Il vindex era un garante (e il suo nome ha un’etimologia discussa). Il passaggio di significato che qui più ci interessa è quello da esigere da punire e da punire a vendicare.

In italiano il termine ha perso la sua neutralità giuridica per caricarsi di una passionalità viscerale: il danno inflitto per far scontare un torto. E mentre in Italia il termine può assumere sfumature quotidiane e perfino scherzose, all’estero conserva una gravità assoluta, il profilo di un conflitto che non conosce prescrizione né perdono.

Il successo universale di questo italianismo ha radici antiche e una diffusione documentata dai principali dizionari storici mondiali, come evidenziato dalle schede dell’OIM (Osservatorio degli Italianismi nel Mondo). In inglese, il termine fa la sua comparsa ufficiale intorno al 1846, sebbene fosse già noto nei racconti di viaggio precedenti. È però nel francese che trova una consacrazione letteraria straordinaria: grandi autori come Honoré de Balzac (nel suo racconto La Vendetta del 1830) e Prosper Mérimée (nel celebre romanzo Colomba del 1840) utilizzarono il termine proprio per descrivere quel sistema di giustizia privata tipico della Corsica, allora percepita come una frontiera selvaggia e passionale. Anche in tedesco la parola si è stabilizzata nella seconda metà dell’Ottocento, mantenendo intatta la sua fonetica originale per sottolinearne l’esotismo mediterraneo.

Oggi, nel mondo anglosassone e non solo, il termine si è svincolato da una dimensione strettamente sanguigna per entrare nel linguaggio tecnico del giornalismo e della politica. Si parla correntemente di una ‘political vendetta’ per descrivere feroci campagne di ritorsione o accanimenti personali tra avversari. In questo senso, la parola italiana serve a indicare qualcosa di più profondo di una semplice rivalità: suggerisce un odio metodico, rituale e che mira alla distruzione totale dell’altro.

Una curiosità internazionale riguarda la sua carica simbolica nella cultura pop. In molti contesti creativi, la parola italiana viene preferita alle traduzioni locali (come l’inglese revenge o lo spagnolo venganza) perché ha un’identità più riconoscibile ed è diventata un’icona transmediale, dai titoli di celebri fumetti e film d’azione (come V for Vendetta) fino ai nomi di brand automobilistici o gruppi musicali, trasformandosi da minaccia sociale a marchio di inesorabilità.

In definitiva, l’uso di vendetta fuori dai confini italiani ci restituisce l’immagine di una forza emotiva drammatica. È un nome che il mondo ha adottato per descrivere il fuoco dell’animo che non si spegne finché il torto non è reso. Testimonianza di come la nostra lingua sia stata capace di prestare nomi internazionali non solo ai piaceri della vita e dell’arte, ma anche a dinamiche umane profonde, tenaci e oscure.

Parola pubblicata il 02 Febbraio 2026

Italianismi - con Giada Aramu

Molte parole italiane sono state adottate in lingue straniere. Sono gli italianismi, che ci raccontano la peculiare forma del prestigio della lingua italiana (parla un sacco di cucina, ma non solo). Con Giada Aramu, docente di italiano come lingua seconda, un lunedì su due esploreremo questo arcipelago di parole che non sono più soltanto nostre.