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Acrostico

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a-crò-sti-co

SignComponimento in cui le lettere iniziali delle sezioni, se riunite insieme formano una parola o una frase; per estensione, anche parole formate dalle iniziali di altre parole (e non da sezioni di un componimento)

composto dal greco àkros 'estremo' e stìkhos 'verso'.

Giorni fa mi son ricordato questa frase: “nel giardino dormite anche voi, amici”. «Mauro è impazzito!» No, no! Mettete, una dopo l’altra, la prima lettera di ciascuna parola. «Ancora non ha senso, Mauro, sei impazzito davvero!» È vero, come parola non ha senso; ma per me, quando iniziavo a scoprire il latino, quella frase era perfetta per ricordare l’ordine dei casi nella declinazione: N(ominativo), G(enitivo), D(ativo), A(ccusativo), V(ocativo), A(blativo). NGDAVA. Nel Giardino Dormite anche Voi, amici. Eccolo, l’acrostico: Assurda Creazione Riportante Ogni Segno Tipografico Iniziale Come Oggetto. A parte questa mia confusionaria definizione, l’acrostico è un componimento in cui le lettere (o le sillabe) iniziali di parti del componimento stesso formano a loro volta una parola o una frase.

Ritengo che uno degli acrostici più famosi sia la parola ICHTHYS (in greco ΙΧΘΥΣ), che significa ‘pesce’. Le sue lettere sono le prime lettere delle parole nella frase Iesus CHristos, THeu hYios, Soter (in greco Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ Υἱός, Σωτήρ), ‘Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore’. È da sottolineare, poi, come il pesce richiami anche l’episodio in cui Gesù, rivolgendosi a Pietro, gli disse che sarebbe stato pescatore d’uomini.

Ancora, divertentissima fonte di acrostici sono le Instructiones (invettive contro i pagani e consigli per i fedeli cristiani) del latino Commodiano, che visse a cavallo tra terzo e quarto secolo. Per esempio, nella sezione in cui tratta di Giove, intitolata Iuppiter, le prime lettere degli otto versi da cui la sezione è composta compongono proprio il nome IUPPITER.

Zeppa d’acrostici, dunque, anche la letteratura. Non siamo davanti a una figura retorica propriamente detta, ma ci troviamo al cospetto di un artificio di scrittura incredibilmente elaborato, che richiede un’enorme padronanza della lingua quando si trasforma da gioco enigmistico a preziosità letteraria. Addirittura, in poesia, i più arditi si son dati anche al mesostico (stessa cosa, ma a metà del verso) e al telestico (in fine di verso).

In testa ho, parlando di “preziosità letteraria”, l’Amorosa Visione del Boccaccio. In questo testo l’autore rappresenta allegoricamente con due porte, una piccola e scomoda, l’altra invece bella grande, la scelta, rispettivamente, del vizio e della virtù: alla fine, dopo aver scelto la grande porta del vizio, capisce che in realtà si deve scegliere la difficile porta della virtù. I capoversi di ogni terzina dell’opera, quando uniti, formano i due sonetti e il madrigale introduttivi. Per esempio: la prima parola del primo sonetto è “Mirabil”: ciò significa che nel primo canto le prime sette terzine iniziano la prima per M, la seconda per I, la terza per R e così via. questo meccanismo crea un’intricatissima rete, e l’Amorosa Visione, per quanto criticata dal punto di vista del pregio letterario, rimane un virtuoso frutto di studio, complesso e interessante.

Eccoci alla fine. In spiaggia su un giornaletto, o in uno studio su un volume del Boccaccio, l’acrostico è un gioco, di testa e di lingua. E allora, buon divertimento!

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Parola pubblicata il 21 Settembre 2018

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