Banzai

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banzai

SignIn giapponese, esclamazione di gioia; in Occidente, grido di guerra

voce giapponese che significa "diecimila anni" - composta di ban (万) diecimila e zai (歳) anni. In kanji si scrive 万歳. Sottintende l'augurio di vivere diecimila anni, e deriva dall'omologo cinese: wànsuì

Trovo strano che la parola "banzai" sia nota in Italia. So che per esempio "samurai" e "harakiri" sono note in Occidente, tuttavia "banzai"… no.

È un'esclamazione pronunciata quando si è felici, contenti, o lieti. Oppure si riferisce all'azione di gioia: alzare tutte le due braccia esclamando "banzai!". È la parola simile a "Viva!" in italiano.

L'origine etimologica risale ad antica Cina: era usata per augurare lunga vita dell'imperatore, e anche in Giappone fu usata per questo. Si dice che, in epoca moderna, in Giappone i civili abbiano gridato "banzai" all'Imperatore Meiji per la prima volta all'unisono per la promulgazione della Costituzione dell'Impero del Giappone (11 febbraio 1899), dopo la fine degli shogun.

Durante la Guerra del Pacifico (la seconda guerra mondiale), Giappone era militaristico e il comandante supremo dell'esercito era l'Imperatore Shōwa. E a quell'epoca, ai giapponesi veniva insegnato che l'Imperatore era divinità sotto forma umana.

Quando morivano in guerra, gridavano "Tennō Heika, banzai!": ”L'Imperatore, banzai!" In particolare, quando i soldati giapponesi si trovavano in situazione limite, attaccavano gridando così. Quindi gli Alleati hanno nominato gli attacchi "Banzai charge (Attacco banzai)".

È una parola classica. Oggi i giovani non la usano così tanto; però per via di questo sfondo storico, i nazionalisti di solito la urlano per augurare l'Imperatore. È una parola che ci provoca un sentimento complesso: in origine è lieta parola per augurare, mentre adesso ha una storia dolorosa.

Il significato di questa antica formula di augurio orientale ci giunge filtrato attraverso l'esperienza tragica della guerra: approssimativamente il banzai diventa l'urlo del kamikaze, il grido di battaglia. Non ci richiama all'orecchio il "Diecimila anni al nostro Imperatore" della Turandot, immagini di festa gioiosa; al massimo ci può trasmettere un'atmosfera ridanciana perché ci ricorda il programma televisivo "Mai dire Banzai" - diventando un grido di battaglia buffo. Eppure si tratta di un'esclamazione sorprendentemente simile al nostro "viva", ed estremamente affine agli auguri che anche gli Europei erano soliti rivolgere (e rivolgono) ai loro monarchi.

Insieme ad Haruki Ishida, giovane dottore in Lingua e Letteratura italiana dell'Università di Kyoto, un giovedì ogni due vi proponiamo una parola giapponese diventata consueta anche agli Italiani, cercando di tracciarne l'origine e il modo in cui vive nelle nostre culture. Il testo in corsivo è opera sua.

Parola pubblicata il 12 Dicembre 2013

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