Digrignare

09 Gennaio 2017

di-gri-gnà-re (io di-grì-gno)

SignMostrare i denti facendoli stridere, in atteggiamento feroce

dal francese antico grignier, a sua volta dall'ipotetica voce francone grînan 'storcere la bocca', preceduto da un di- intensivo.

Questa parola si è scavata un significato eccezionalmente preciso. Infatti questo verbo viene riferito ai denti, e significa mostrarli stringendoli, arrotandoli, con uno stridore osseo. Naturalmente ci appare come un'azione ferina - un segno universale di seria minaccia, che avverte la vista e l'udito. Così digrigna i denti il cane spaventato, l'energumeno che ci si avvicina digrignando i denti non ci vuole chiedere l'ora, e si può supporre l'esser contrariato di chi, durante la riunione, tace digrignando.

La sua origine germanica ci parla di uno 'storcere la bocca', che può suonarci un po' criptico, ma che invece suggerisce un'estensione di significato non da poco: il digrignare sfigura il volto - ed è su questa stortura obliqua e inquietante che questo termine può far luce, al di là dell'aggressività dell'espressione.

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(Giuseppe Ungaretti, Veglia)

Un'intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d'amore

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita.

Ungaretti sta scrivendo dal fronte della prima guerra mondiale, e l’orrore è così forte da confondere i sensi, innescando ripetute sinestesie. Gli sembra che le mani del compagno «penetrino» il silenzio, e che si senta ancora il rumore dei denti digrignati.

La poesia, dunque, ci descrive un silenzio in cui risuona l’eco dell’agonia; non è semplice assenza di suoni, ma è la voce stessa della morte. Abbiamo già incontrato una situazione simile, nella torre di Ugolino: un silenzio fatto di dolore impotente e disperazione, in cui rimbomba ancora l’eco della porta sprangata.

Ora, questo silenzio può diventare definitivo, come mostra il mutismo di Ugolino. Ci sono orrori da cui la parola sembra non poter risorgere; perciò Adorno sosteneva che, dopo Auschwitz, non si potesse più scrivere poesia.

In questo caso, però, contro il silenzio della «bocca digrignata» si alzano, miracolosamente, parole «piene d’amore». Per Ungaretti, infatti, il poeta è proprio colui che sa strappare al silenzio le parole capaci di rivelare l’essenza delle cose. Ecco perché le sue poesie si compongono di poche, densissime parole, circondate da molto spazio bianco (il “silenzio” della pagina).

Qui dunque il poeta compie un supremo atto di fiducia nei confronti della vita, affermando l’amore contro ogni aspettativa. Una pazzia, apparentemente, che però cambia tutto.

L’amore, infatti, ci mostra che ogni cosa può nascere dal suo opposto: la parola dal silenzio, la vita dalla morte. L’animo del poeta non è più paralizzato dal dolore, ma si apre a sviluppi impensati; e riafferma, testardamente, la positività della vita, anche di fronte al male.

questo mi fa venire in mente i miei nonni, e in generale le coppie che si sono sposate durante la guerra. anche loro hanno avuto il coraggio di parlare d’amore, quando la distruzione sembrava l’unico orizzonte: a modo loro, sono stati dei poeti.

Con Lucia Masetti, giovanissima laureanda in filologia moderna, ogni lunedì apriremo uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

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