Inferno

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in-fèr-no

SignOltretomba di pena eterna; tormento; caos, devastazione

dal latino infernus 'che si trova in basso', 'infernale', da infer 'inferiore'.

Tutti sanno che cosa sia l'inferno o un inferno. Un oltretomba grigio e tetro nella tradizione greca e romana, un luogo di dannazione eterna in quella cristiana; figuratamente, un tormento continuo e intensissimo, o una situazione di totale caos e devastazione. Uno spasso! Ma c'è una cosa che spesso sfugge - facendo perdere ricchissime opportunità d'uso di questa parola: 'inferno', in latino, nasce come aggettivo, poi sostantivato nell'inferno che più consuetamente conosciamo.

In questa veste, significa 'che sta in basso', o 'che sta sotto terra'. Ad esempio, possono essere inferni i parcheggi del supermercato, i beni distratti dall'asse ereditario possono essere occultati in un nascondiglio inferno, e dalla cima del colle si può raggiungere il corso inferno del fiume in cerca di frescura. Si tratta di un uso inconsueto, che trasforma una parola usurata in una risorsa fresca e nuova.


- Chiara, con te la mia vita è proprio un inverno! -

Gli arabi confondono ‘p’ e ‘b’, gli spagnoli ‘b’ e ‘v’, i giapponesi ‘l’ e ‘r’, e gli olandesi ‘f’ e ‘v’, appunto. L’inverno olandese è sicuramente più rigido di quello italiano, ma non abbastanza da farne un inferno. Alcuni errori si cristallizzano, e vengono fatti a ripetizione da studenti di certe nazionalità. Così quando un ispanofono mi dice “bevi?” indicandomi qualcosa, so che in realtà vuol dire “vedi?”. Quando ero un po’ più inesperta, invece, mi sono stupita che una studentessa mi dicesse di abitare in via Kabul, in centro a Roma. Se la studentessa è giapponese, allora si tratta di via Cavour, ovviamente. Perché succede questo?

All’interno dei suoni linguistici si formano dei gruppi, delle classi di suoni che in linguistica si chiamano fonemi. Quando non c’è una differenza di significato fra le due coppie di suoni, allora in quella lingua è lo stesso fonema, anche se per i parlanti di altre lingue sono due suoni radicalmente diversi. Facciamo un esempio. Provate a ripetere a voce alta la parola ‘vinco’ e la parola ‘vinto’. Vedrete che le due ‘n’ vengono pronunciate in maniera diversa, cioè che la lingua colpisce il palato in due punti diversi. Noi italiani non ce ne accorgiamo, ma ci sono lingue in cui queste due suoni vengono percepiti come distinti. Proprio come la ‘v’ e la ‘f’ in italiano. E forse, dopo l’inferno, viene la primafera.

Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, a giovedì alterni affronteremo le questioni più problematiche e divertenti che riguardano l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua.

Parola pubblicata il 17 Dicembre 2015

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