Metonimia

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me-to-nì-mia

SignFigura retorica che consiste nello scambio di nome tra due entità tra le quali vi è un rapporto di contiguità dei sensi

Dal latino metonýmia, mutuato dal greco metonymìa ‘scambio di nome’.

Poche figure retoriche generano perplessità e risultano evanescenti come la metonimia, che pure è comunissima: è uno scambio di nome, ma in che senso?

Le parole (i ‘nomi’) non sono entità fisiche, ma vederle così può aiutarci a comprendere la figura: le cose che si scambiano di posto sono cose vicine tra loro, ed è proprio questa contiguità dei sensi che origina la metonimia, il legame che inevitabilmente si crea tra la parola che togliamo e quella che mettiamo al suo posto.

Un esempio simpatico: nella Roma antica la 'moneta' era la zecca – così chiamata perché sita sul Campidoglio presso il tempio di Iuno moneta, Giunone consigliera. I passaggi sono da qui ovvi: dall’edificio fino allo spicciolo.

Chi legge Leopardi non sta seduto ore e ore a leggere la parola 'Leopardi' ininterrottamente, ma legge le opere da lui prodotte. In questo caso abbiamo l’autore per indicare l’opera, ma la contiguità spiegata prima si può esplicitare attraverso tante altre equazioni retoriche: possiamo andare al bar a berci un bicchiere senza sembrare matti (contenitore per indicare il suo contenuto), e il primo violino dell’orchestra non ha vita propria, ma qualcuno che abilmente lo suona (strumento per indicare l’artista); i professori elogiano le intelligenze delle loro classi (qualità di una cosa per indicare la cosa) e dicono di loro che hanno cervello (cosa per indicarne la qualità).

Quando parliamo di metonimie di questo tipo, (quasi) universalmente comprese dai parlanti, è entrata in gioco anche la catacresi, processo che normalizza il significato una figura retorica, cristallizzandola nell’uso comune.

Inoltre spesso si associa alla figura retorica della sineddoche, ma da essa di differenzia perché in quest’ultima la contiguità, quindi la relazione che associa i due nomi scambiati, è legata al concetto di quantità.

Si è appurato che la metonimia è una, ma paradossalmente anche che le metonimie son tante quanti sono i tipi di scambio possibili: la sua definizione è quindi talmente generica da risultare sottile e vaga. Cosa accomuna, quindi, tutti questi scambi? La vicinanza tra i termini dello scambio, quel filo rosso che, in tensione, unisce Leopardi e lo Zibaldone, birra e bicchiere, violino e violinista. Insomma, la (ora meno) astrusa contiguità tra i sensi.

(Noticina di pronuncia: è metonìmia, alla latina, essendo l’italiano lingua neolatina).

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Parola pubblicata il 17 Novembre 2017

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