Mimesi

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mi-mè-si

SignImitazione

dal greco mìmesi, dal verbo mimèomai imitare.

Questa parola è rara e appartiene a un registro molto elevato, ma il suo significato parrebbe decisamente quotidiano: la mimèsi altro non è che l'imitazione. Dalla sua radice scaturiscono termini ben più consueti e precisi, quali il mimare, il mimetico, il mimetizzare. Invece, come usare il sostantivo 'mimèsi'? Non è semplicissimo.

È una parola cara alla filosofia, e non sarebbe agile proporre una panoramica esauriente dei casi in cui è stata impiegata. Filosofi greci come Platone e Aristotele hanno parlato per primi della mimesi quale somiglianza degli oggetti sensibili alle corrispondenti idee trascendenti e quale riproduzione artistica dell'oggetto stesso. Ed è proprio in riferimento al campo artistico e letterario che, in seguito, il concetto di mimesi ha avuto maggior fortuna: la mimesi diventa in generale la rappresentazione realistica e fedele. Si può quindi parlare di come l'opera dell'artista figurativo non si esaurisca nella mimesi, ma abbia un'irriducibile cifra creativa; si può parlare dell'attenta mimesi di uno stile letterario del passato compiuta dallo scrittore contemporaneo; si possono notare le incongruenze nella mimesi di una rappresentazione storica; si può lodare la sbalorditiva mimesi dell'attore che interpreta un personaggio noto.

Si può dire che la mimesi sia un'imitazione alta: per aderire profondamente a una realtà e imitarla, è necessario averla compresa in maniera parimenti profonda.

Parola pubblicata il 29 Novembre 2015

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