Adorabile

a-do-rà-bi-le

Degno di adorazione; amabile

dal latino: ad rafforzativo, a orare pregare. A sua volta pare derivare da os bocca, e quindi l'etimo successivo risulta ben orientato ma confuso nella moltitudine di gesti di adorazione che prevedono il bacio, la pronuncia di formule, l'assunzione di libagioni sacre.

Ciò che è adorabile dovrebbe essere qualcosa di elevato, di sacro, di sublime, meritevole di preghiere, da contemplare. Così il Mosè di Michelangelo è adorabile, è adorabile il Simposio di Platone, è adorabile la luna piena nel cielo notturno spazzato dal vento.

Ciononostante, la piega che ha preso questa parola è decisamente orientata verso una diversa denotazione, più affine a tenero, carino. Quindi sarà adorabile un cucciolo, un abitino bellino, una lettera scritta dall'amico o dal figlioletto.

Senza dubbio questo corrisponde ad un impoverimento del carattere ieratico di ciò che ci sembra essere adorabile, ma qui possiamo fare una riflessione importante: il senso originale dell'etimologia è intatto. Infatti anche l'adorabile carino e tenero è qualcosa che coinvolge la bocca, pur se fuor di rito, in smorfiette dolci e sbaciucchiamenti.

Per evitare il sacrificio di uno dei due significati - che convivono in un sol corpo e hanno la medesima radice - non resta che evidenzare quello che si vuole intendere col contesto o col tono della voce.

Parola pubblicata il 24 Gennaio 2011

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