Appioppare

ap-piop-pà-re (io ap-piòp-po)

Legare a un pioppo, in particolare riferito alle viti; rifilare, affibbiare, attribuire

composto parasintetico di pioppo.

Capita che una parola sia tanto popolare, e che tutti la usino bene, sfruttandone al meglio e con proprietà le ricche possibilità espressive, e che pure in pochi si domandino che diavolo c'entrano i pioppi con l'appioppare.

Malinteso? No, non si scappa: consultando i dizionari, il primo significato che si legge è proprio quello di "legare ai pioppi", con particolare riferimento alle viti. Bene, quindi il pioppo c'entra davvero. Ma perché dovrei legare una pianta di vite a un pioppo, e com'è che questo determina i significati figurati dell'appioppare? È presto detto.

Oggi le viti sono organizzate in filari ordinati: una trapunta uguale stesa sulle colline, senza una grinza - perché dove le viti crescono bene, tutto è coltivato a vite. Ebbene, quando si coltivava in maniera meno intensa, economia suggeriva che alla vite venisse trovato un albero tutore su cui si potesse arrampicare, a cui si potesse avvitare (!) per sorreggersi. In specie era meglio se questo tutore aveva rami bassi per potercela legare, ma anche solidi. Infatti fra albero e albero, se si poteva, era saggio fissare delle travi su cui far crescere i tralci, e proprio i rami dovevano reggerne il peso. Il migliore era il pioppo, alto e piazzato - anzi dei bei boschi lineari di pioppi, pioppi tutti in fila. Con appioppata la vite. Certi produttori appassionati lo fanno ancora, di far crescere così le viti: l'uva si raccoglie meno bene, ma quella maturata inseguendo il sole fra i rami di un pioppo è un'altra cosa.

Comunque, il passo figurato è semplice e raffinato: se ti appioppo un ceffone o un soprannome, se ti appioppo una nota di richiamo o un lavoro ingrato, ti sto legando qualcosa che ti pesa - spiacevole, ma che puoi reggere, e fa poco danno come la vite al pioppo. Anzi, guardando meglio ti sta quasi bene.

Parola pubblicata il 08 Maggio 2018

Commenti