Arrembaggio

ar-rem-bàg-gio

Assalto a una nave nemica

derivato di arrembare, con etimo incerto.

Il lessico marinaresco dà sempre gioie.

L'arrembaggio è l'assalto a una nave nemica abbordata. Questa parola è uno dei cardini delle narrazioni piratesche - tanto che si sarebbe delusi se nessuno, nel caso, gridasse "All'arrembaggio!". Come sappiamo benissimo, l'arrembaggio può avvenire in modi diversi: non solo da una nave gettando ponti uncinati che si attaccano all'impavesata nemica (al parapetto dell'altra nave), poi percorsi di corsa con una pistola in una mano e la spada nell'altra, o lanciandosi appesi ad una corda con una lama fra i denti; ma si può compiere un arrembaggio anche da piccole imbarcazioni che raggiungono la nave sotto bordo, e lì si deve essere rapidi ad arrampicarsi sulla murata.

Un'immagine così forte non poteva non penetrare nella lingua comune, e infatti l'arrembaggio prende il significato generale di attacco totale e scomposto. Così si può parlare dell'arrembaggio al negozio che apre il primo giorno di saldi, degli speculatori che vanno all'arrembaggio del Paese in via di sviluppo con un'economia monetaria poco prudente, e finita la conferenza parte l'arrembaggio al buffet.

L'origine del verbo 'arrembare' è oscura. Unico conforto sono alcuni documenti in latino medievale in cui appare il verbo 'arrembrare' col significato di 'appoggiare', e poesie genovesi del XIII e del XIV secolo in cui il verbo arembarse significa 'appigliare, attaccarsi'. Addentellati eloquenti, che però lasciano tutta da costruire la forza violenta dell'arrembaggio.

Parola pubblicata il 07 Febbraio 2017

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