Atro

à-tro

Tenebroso, scuro; tetro, cupo; spaventoso, funesto, crudele

dal latino ater 'nero, oscuro, lugubre, funesto'.

Una parola di registro altissimo, letterario, che trova il suo inizio in un colore: il nero.

Come chiarisce con splendida sintesi il dizionario di Tommaseo, è nero, "però più del semplice nero". Ha una profondità tombale, priva di qualunque lucentezza che il nero può avere: un nero scabro, muto, minaccioso. Perciò la gamma dei suoi significati è più ristretta: maggiore intensità, minore versatilità. Ma i suoi pur pochi usi figurati sono pesantissimi, e ci parlano del tetro, del cupo, e anche dello spaventoso, del funesto e del crudele.

Perché può essere atra la notte senza stelle, atra la vasta, profonda cantina col salnitro che si deposita sui muri; può essere atro il bosco inestricabile in cui la luce filtra a stento dalle fronde degli alberi, atro il salone antico e inquietante; atra la sorte che ci poteva attendere, atro il presagio, atro il pensiero di vendetta.

Non capiterà di usarla tutti i giorni (e meno male), ma la volta in cui si voglia evocare il massimamente cupo, ecco, 'atro' è l'aggettivo che fa per noi.

Parola pubblicata il 28 Marzo 2017

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