Bega

bè-ga

Lite, disaccordo; faccenda spiacevole, molesta

dal gotico bēga 'lite'.

Soffermarsi sullo scorcio che ci passa davanti agli occhi ogni giorno dà sempre un piacevole senso di presente sorpresa. E 'bega' è certamente una parola che scivola quotidianamente nei nostri discorsi.

La sua storia non è priva di mistero. Infatti, per quanto sia comunemente accreditata l'origine gotica, è curioso che risulti attestata solo nel Settecento, quando i Goti avevano smesso di ruggire ormai da parecchio tempo. C'è chi ha quindi visto in questa parola un recupero dotto, piuttosto che l'esito di un uso tradizionale, ma è materia dibattuta. Pare comunque pacifico che si tratti di una voce settentrionale.

La bega ha il primo significato di lite, o di disaccordo perdurante, perlopiù futile: è difficile lavorare in un ufficio dove le beghe si susseguono continuamente, quei due hanno smesso di parlarsi per una vecchia bega, e non ci preoccupa il contrasto che alla fine è la solita bega. Più comunemente, però, la bega è la faccenda spiacevole, molesta, l'impiccio intricato: all'ultimo momento salta fuori una bega che mette in crisi l'organizzazione, quando il cane impara a scalare la siepe per fare i suoi giri in libertà ecco la bega di dover rifare la recinzione, e tutti fanno affidamento sul collega che non teme beghe. Peraltro c'è una certa continuità fra questi significati: il contrasto è spesso una faccenda molesta - per esempio non mi intrometto perché non voglio beghe.

No, non è una parola particolarmente alta. Però brilla di un'incisività pacata, forte di un bel carattere operativo.

Parola pubblicata il 08 Ottobre 2017

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