Cicisbeo

ci-ci-sbè-o

Nel Settecento, cavalier servente di una dama; amante, corteggiatore

probabilmente di origine onomatopeica, richiamando il suono del chiacchiericcio.

Nel Settecento era consuetudine che le dame sposate avessero un cavalier servente, detto cicisbeo. Si trattava di uomini di bella presenza, di una certa cultura e versati nella conversazione, che servivano da accompagnatori e factotum. Nonostante il cicisbeo nascesse come figura di garanzia per la dama, avendo egli anche compiti di assistenza e protezione, non serve uno speciale acume per intendere come alla fine si embricasse con le figure degli amanti ufficiali; dopotutto nelle classi più elevate della società il matrimonio, ai tempi, aveva ben poco a che vedere con amore e passione - e serviva pure qualcuno di cortese che sopperisse.

La figura del cicisbeo muore con il Settecento; ciononostante è un'immagine rimasta ben viva, nella lingua, anche ai giorni nostri. Se si dice che Tizio fa il cicisbeo con Gaia, si intende che la corteggia in maniera fin troppo galante; in una relazione si potrà chiedere di non essere trattati come un cicisbeo sempre pronto a servire; se spettegolando della donna in vista si dice che un suo assistente è il suo cicisbeo, si insinua che fra i due ci sia una liaison segreta; e l'uomo di potere intellettualmente adolescente potrà godere nel circondarsi di cicisbee. Sarebbe da ponderare come il cicisbeo del Settecento si sovrappone alla figura dell'escort di oggi.

Parola pubblicata il 28 Maggio 2013

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