Commiato

com-mià-to

Congedo; partenza

dal latino commeatus, da commeare andare e venire, congedarsi, composto da cum con e meare passare.

In espressioni come "prendere commiato" o "dare commiato" questa parola emerge con un significato di carattere rétro: qui il commiato è il permesso di allontanarsi, la licenza di partire. Ma questo significato non esaurisce il commiato; infatti esso è passato a indicare la separazione stessa, il momento del saluto, e il piccolo rito che li accompagna. In questo senso, ripulito da formalismi gerarchisti, il commiato esprime tutta la sua intensità: è la situazione in cui si fa esperienza dell'impermanenza e dell'essere passeggero dei fatti umani - come suggerisce l'etimo; è l'addio.

È malinconico il commiato di quando si salutano amici che vivono all'estero, e che chissà quando rivedremo; il magnifico libro del professore si conclude con un commiato ispiratore e commovente; e si ricorda per sempre ciò che ci hanno detto i nonni nel momento del loro ultimo commiato. Vengono in mente Gandalf e Frodo ai Porti Grigi.

Un meraviglioso momento di rispetto, in cui ci si riconosce prima di separarsi, vissuto con una presenza profonda.

Parola pubblicata il 27 Ottobre 2014

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