Compulsivo

com-pul-sì-vo

Di atto che non si può frenare

dal latino: compulsare spingere con violenza, intensivo di compellere spingere.

È una parola con un significato scientifico preciso: l'atto, il comportamento compulsivo, in psichiatria, è un automatismo irrefrenabile, praticamente subìto da chi lo compie, strettamente legato alle casistiche dell'ossessione - un pensiero intrusivo che si manifesta indipendentemente dalla volontà della persona. Pur se comunque resta sempre all'interno di un ambito psicologico, il compulsivo è correntemente un'aggettivazione più estesa di quanto voglia l'accezione clinica: qualunque comportamento con cui si scarica l'ansia, figlio di un'ossessione o di una preoccupazione minore può essere compulsivo. E se questo utilmente ci racconta un compulsivo che non consiste di assoluti diagnostici, ma in un'umana scala di grigi, si può facilmente notare con che leggerezza quasi compiaciuta si parli di shopping compulsivo, di mangiare compulsivo, di fumare compulsivo. Può anche trattarsi di una furba categorizzazione che solleva dalla responsabilità rispetto a un proprio comportamento, una sospirata giustificazione - ma magari, insieme, un primo passo di consapevolezza su un problema ancora ben gestibile.

Parola pubblicata il 03 Agosto 2012

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