Concupire

con-cu-pì-re (io con-cu-pì-sco)

Bramare

dal latino: concupere composto da cum con e cupere desiderare.

L'etimo, nel suo ermetismo, è eloquente, e racconta bene l'uso principale che si fa di questa parola, il suo ambito per eccellenza - cioè l'ambito sessuale, carnale: desiderare con.

Infatti anche se la concupiscenza si può riferire ad altri tipi di materialità, così riesce con poco nerbo, imblandita rispetto alla bramosia paleoencefalica dell'uomo. La concupiscenza è il desiderio che lega soggetto a soggetto coi sottili e inestricabili fili dell'appetito.

Viene facile associare questa desueta parola ai giudizi morali bacchettoni della letteratura d'altri tempi; e invece avrebbe in sé una carica vitalistica ed erotica di altissimo profilo, quasi poetica.

Quando si concupisce una donna o un uomo, il suono di vocali basse, di sillabe rintoccanti, suggerisce bene e direttamente all'orecchio un moto interiore, basso, che è indissolubilmente parte della nostra specie - e che è bello vedere vivo in noi.

Parola pubblicata il 08 Giugno 2012

Commenti