Disturbante

L'anglicismo e il gentiluomo

di-stur-bàn-te

Che provoca inquietudine, disagio, ansia

dall’inglese disturbing, ‘inquietante, angosciante’, dal verbo to disturb che è dal latino disturbare, ‘gettare nel disordine’.

Non tutti gli anglismi vengono integrali. In un periodo storico in cui il ricorso all’adattamento dei prestiti è sempre meno frequente, questo calco ci sorprende con un altissimo grado di integrazione nel nostro lessico, dove tutta la serie di termini legati all’atto del disturbare costituiscono un terreno fertile.

In effetti, la tendenza all’adeguamento alle strutture della lingua ospitante è molto più forte quando abbiamo a che fare con aggettivi e verbi; e nel primo caso, che riguarda anche questo anglismo, ciò è dovuto spesso e volentieri alla somiglianza nei processi di formazione delle parole: il participio presente è  aggettivosfruttato come, e ce ne sono tantissimi che si comportano così anche nella nostra lingua. Tra tutti, possiamo citarne uno che è vicinissimo anche per significato, ovvero inquietante, che viene da inquietare

In italiano disturbante è relegato alle tabelle dei verbi nella sezione del participio: non compare sui dizionari come aggettivo, ed è usato raramente per definire qualcosa che arreca disagio o malessere fisico, come una luce disturbante per gli occhi. E nonostante 'turbare' compaia tra i sinonimi di 'disturbare', per dire che qualcosa ci angustia preferiamo sicuramente dire che qualcosa ci turba, il che la renderebbe turbante, ma… tutti noi siamo spiazzati dall’immagine vividissima del copricapo avvolto sulla testa, che spezza completamente quel sentimento di inquietudine che si vorrebbe comunicare con questo aggettivo.

E allora ultimamente sentiamo dire che il messaggio lasciato in segreteria da uno sconosciuto con la voce roca ha un effetto disturbante, che il romanzo in cui il protagonista vive serenamente pur avendo un cadavere sepolto in giardino è disturbante, e che l’ambiente del parco è reso disturbante dalla luce scarsa ed i fruscii in lontananza.

Ad un grado più elevato, quello di generazione di forte angoscia e terrore, la psicanalisi sfrutta il simile perturbante, ma probabilmente il termine risulta troppo settoriale e gradisce un affiancamento che dia conto di un disagio meno drastico. Se è vero che già altri termini coprono egregiamente questo significato, una rosa lessicale più ampia non dispiace, soprattutto quando si tratta di descrivere; e questo prestito si inserisce in maniera pienamente coerente nel nostro sistema linguistico. 

Parola pubblicata il 10 Gennaio 2020

L'anglicismo e il gentiluomo - con Eleonora Mamusa

Di nuovo sul fronte sempre caldo, interessante e scivoloso degli anglicismi: stavolta a venerdì alterni con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa - per riuscire a strutturare in merito idee più confacenti.

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