Eccepire

ec-ce-pì-re (io ec-ce-pì-sco)

Significato Obiettare, criticare; in diritto, addurre come eccezione

Etimologia dal latino excìpere ‘trarre fuori’, derivato di càpere ‘prendere’, con prefisso ex- ‘fuori’.

Pare una parola graziosetta, con una tenue sfumatura tecnica. Nei fatti il garbo dell’eccepire appoggia su un terreno molto solido: infatti esiste solo in contesti di discussione e confronto civili, razionali — rituali, perfino, come nel processo. Perciò è potente: perché scegliere di usarla può avere l’effetto (anche ironico) di qualificare il confronto con questi tratti.

Se immagino ciò che si può eccepire nella mia argomentazione, e svio l’attenzione o prevengo le critiche, ho in mente una dinamica disciplinata di repliche a turno; quando, parlando per chi non c’è, faccio presente che avrebbe probabilmente qualcosa da eccepire, proietto un suo intervento disciplinato del dibattito; quando vengo messo davanti a un fatto compiuto e dico ‘niente da eccepire’, o intendo che comunque la decisione mi va bene o ironizzo sul tratto autoritario.

La voce da cui è stato adattato l’eccepire è il verbo latino excìpere, un verbo cardinale (da cui per esempio tutto il ramo famigliare dell’eccetto e dell’eccezionale): si tratta di un composto del verbo capere, col prefisso ex- che indica un ‘fuori’ — e ci parla quindi di un ‘trarre fuori’, un concetto ampio e versatile come pochi. Si tratta di un termine di matrice giuridica della fine del Settecento (e ancora oggi ha la sua nicchia processuale), ma curiosamente è stato osteggiato con durezza dai puristi dell’Ottocento, quale sciupatura mostruosa di una voce latina. I soliti esagerati, però simpatici.

Nell’eccezione e nell’eccetto il risultato di quel ‘trarre fuori’ è trasparente: c’è qualcosa di generale e qualcosa che ne viene separato. L’eccepire ci fa un racconto analogo: cogliere il bandolo di un argomento, di un’ipotesi, di una decisione, di una situazione. Dal mucchio delle circostanze e delle proposizioni qualcosa viene estratto e messo in luce per fare una restrizione, per far riconsiderare o venire giù anche il resto — come quando dici ‘E questo?’ tirando fuori un pezzo di guscio d’uovo dalla fetta di torta, un capello dalla minestra.

L’eccepire conferma la regola, la torta e la minestra sarebbero a regola d’arte… ma esclude si applichi al caso concreto.

Parola pubblicata il 23 Marzo 2020