Efferente

ef-fe-rèn-te

Che conduce, che trasporta fuori

dal latinio efferens, participio presente di efferre ‘portare fuori’, composto di ex- ‘fuori’ e ferre ‘portare’.

Questa parola è molto più semplice di quanto paia, e davvero utile: a ben vedere, anche se ha molto meno successo, si tratta dello speculare di 'afferente'.

L'efferente è letteralmente ciò che porta fuori, e vive in significati - per così dire - idraulici. Passo una bella domenica quando piantando i pali di una recinzione in giardino sfondo il condotto efferente delle acque chiare; lo zio igienista ciuccia il tubo efferente che usa per travasare il vino dalla botte al fiasco; e in anatomia il canale efferente porta la preziosa secrezione a destinazione, e l'impulso nervoso scocca lungo la via efferente per ordinare alla mano di ritrarsi dalla pirofila rovente.

Fin qui niente di strano: 'afferente' ha gli opposti usi concreti. Ma in più si dice 'afferente' anche ciò che riguarda qualcosa, ciò che pertiene a qualcosa o a qualcuno (pensiamo al bene afferente alla ricca eredità, ai diritti afferenti ai cittadini, alle argomentazioni afferenti una tesi).

Ebbene, nonostante ci si possa aspettare che a una simmetria di immagine corrisponda una simmetria di significati, l'efferente è rimasto scemo di usi metaforici. In particolare avrebbe potuto facilmente significare giusto il contrario di 'riguardare' o 'pertenere' con la bella metafora di un portare fuori, via dal centro, via dal cuore, e invece non lo ha mai fatto con un'intensità e diffusione sufficiente da essere registrato.

Ma se uno vuole tentare, il senso calza, e i poeti non li arrestano.

Parola pubblicata il 01 Marzo 2018

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