Illibato

il-li-bà-to

Incorrotto, pulito, vergine

dal latino: illibatus, composto da in non e libatus participio passato di libare assaggiare, toccare.

È una parola poco comune e molto aggraziata, la cui forza sta in un'immagine etimologica estremamente sensuale: infatti per significare l'onestà, la pulizia (morale e non), la verginità, questa parola reca l'immagine di qualcosa che non è stato toccato, che non è stato assaggiato. È il caso del fiore i cui petali non portano ombra di un tocco che li abbia sfiorati, di un frutto intatto, liscio, senza il segno di un morso; l'illibato non ha visto in alcun modo diminuire o intaccare la sua primigenia perfezione.

Notiamo dove arrivi la finezza di questa parola: parla di qualcosa che non è stato corrotto da tatto e gusto - presentandoci implicitamente tatto e gusto come gli unici sensi che, nel percepire, possono sciupare l'oggetto percepito. Non è lo sguardo che vìola l'illibato, né l'orecchio indiscreto o il naso attento: deve essere una mano, una bocca, un corpo, a farlo - o per estensione un'influenza pervasiva, fisica, corruttrice.

Il candidato favorito alle elezioni potrà vantare una morale illibata; davanti ad una persona affascinante che ci avvicina ci si potrà comportare con la verecondia di una fanciulla illibata; e nel momento del bisogno si potrà gioire davanti al gabinetto illibato del nuovo cinema.

Parola pubblicata il 11 Novembre 2013

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