Ingarbugliare

in-gar-bu-glià-re (io in-gar-bù-glio)

Mescolare più cose insieme in modo da confonderle, intricare; confondere

da garbuglio, di etimo incerto.

Per quanto i dizionari facciano uno sforzo notevole di astrazione, non si può girare intorno al fatto che l'ingarbugliare, oggi, ha come oggetto ciò che, figuratamente o concretamente, ha forma di filo, è ordinato e continuo come un filo. Ovviamente se non sono attento finisco per ingarbugliare i cavi sotto alla televisione, ho smesso di seguire la serie perché la trama si è ingarbugliata troppo, non ho riarrotolato subito la catena e ora è irrimediabilmente ingarbugliata, ti faccio un discorso ingarbugliato per dirti che mi piaci.

Anche se ingarbuglio una pietanza da non saper più che roba sia, sottendo sempre l'immagine di una ricetta che filava e poi qualcosa si è aggrovigliato sinistramente. Anche se lo uso nel senso poco battuto di confondere, raggirare, quindi anche se ti ingarbuglio facendoti un'offerta eccezionalmente vantaggiosa, ci sono fili di ragna ad avvincerti.

Ma perché? L'etimo è incerto e aiuta poco, anzi: è sicuramente una chimera. Quel 'bugliare' finale è un desueto 'agitarsi', che vediamo affine al bollire del buglione, del subbuglio. Quel 'gar-' potrebbe saltar fuori dal verbo 'gargagliare', anche questo stramorto, che era uno 'fare strepito con la voce'. Quindi l'ingarbugliare sarebbe un mescolare confusamente nel senso di mettere in una condizione di agitazione strepitosa, in cui si perde ogni bandolo, o simile a quella di chi si divincoli avviluppandosi sempre più inestricabilmente? Forse. Che fascino avrebbe, se non avesse un'origine ingarbugliata? (Per quanto non si possa eludere il fatto che quella sequenza g-r-b, così come g-r-p o g-r-v ci incida nella testa come sulla creta la sensazione del groppo aggrovigliato del garbuglio. E no, sembra non siano etimologicamente correlati.)

Parola pubblicata il 27 Ottobre 2018

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