Intrudere

in-trù-de-re (io in-trù-do)

Inserire o introdurre con la forza o indebitamente

voce dotta, recuperata dal latino medievale intrudere, derivato di trudere 'spingere' col prefisso intensivo in-.

Eh già, il verbo 'intrudere' esiste: il ben più frequentato 'intruso' nasce come suo participio passato, che poi si è fatto aggettivo e sostantivo, e ha avuto il suo bel successo, per così dire, lontano dalla casa del verbo, insieme all''intrusione'.

'Intrudere' descrive un'azione precisa: l'inserire o con la forza o clandestinamente, specie qualcosa o qualcuno di irregolare e indebito rispetto al contesto. C'è letteralmente uno 'spingere dentro' che i suoi sinonimi non conoscono, non l'inserire, che intreccia nel mezzo, non l'introdurre, che guida dentro. Il significato che otteniamo è dei più versatili e incisivi. Il datore di lavoro disonesto fa di tutto per intrudere nel contratto clausole capestro, ripuliamo l'armadio in cui abbiamo intruso una caterva di cianfrusaglie che non sapevamo dove mettere, ci intrudiamo al vernissage fingendoci compratori e bevendo tutto il vino - e il magma intruso da sotto nella litosfera origina i più mangifici cristalli, e i graniti e via dicendo.

Se l'estrudere ci racconta uno spremere fuori, se il protrudere uno sporgere avanti, l'intrudere (col suo suono ruvido) ci si mostra come uno spremere dentro, uno sporgere dentro - nel contratto, nell'armadio, nell'evento esclusivo, nello strato di roccia. Azioni qui compiute in modo o non pacifico od occulto, modi molto diversi, ma che proprio qui ci svelano un crinale in comune: c'è modo e modo di spingere chi o ciò che sarebbe fuori luogo.

Parola pubblicata il 15 Agosto 2018

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