Lacchè

lac-chè

Servo, persona servile

dal francese: laquais domestico in livrea che accompagnava la carrozza del signore; forse da una variante catalano-araba: alacay scudiero, o dal provenzale: lecai ghiottone.

Il lacchè è lo stereotipo del giovane servo - sfruttato, maltrattato ma con un che di viscido, dalla moralità labile, sempre affaccendato a sostenere le peggiori macchinazioni e i capricci sfrenati del padrone.

Anche se non vediamo girare per le vie Don Giovanni seguito dal fido Leporello o il Marchese Onofrio del Grillo col lesto Ricciotto, nella nostra società abbiamo magnanimamente ancora posto per i lacchè - nei corridoi delle università, alla corte dei grandi sultani cattedrati, lacchè con i caffè e le fotocopie in mano; brillanti ricercatori che corrono dietro a grandi multinazionali, case farmaceutiche, industrie belliche - lacchè che oggi sono forse intristiti da una più concreta rinuncia ad un futuro autentico, forse necessaria, ma per certo meno stringente di quella che ai tempi costringeva un giovane a farsi servo di un nobilastro.

Parola pubblicata il 24 Gennaio 2012

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