Leccardo
lec-càr-do
Significato Ghiottone, goloso
Etimologia da leccare, con suffisso -ardo.
- «Ah, leccardo, non me ne hai lasciato nemmeno uno!»
Parola pubblicata il 27 Marzo 2026 • di Giorgio Moretti
lec-càr-do
Significato Ghiottone, goloso
Etimologia da leccare, con suffisso -ardo.
Parola pubblicata il 27 Marzo 2026 • di Giorgio Moretti
È una parola desueta per qualificare l'ingordo, il goloso: è un campo in cui pare non se ne abbiano mai abbastanza, ciascuna con la sua sfumatura unica. Ma curiosamente ha un seguito in un oggetto più vastamente noto.
Deriva ovviamente da 'leccare' — parola fondamentale ma di origine dibattuta; chi la vuole di derivazione latina la fa risalire a lìngere, chi la vuole di derivazione germanica la riconduce a una voce longobarda ricostruita come lekkon (che comunque sarebbero ambedue della pianta della radice indoeuropea *leigh-, con lo stesso significato). Di certo germanico è il suffisso -ardo, che in italiano tende a piegare il senso al peggio. Insomma, è leccardo chi lecca da ghiottone smodato e avido — ed è una parola che ci fa il favore di restare ben stretta a una figura, a un'azione molto netta.
Possiamo parlare dell'amico leccardo che ogni volta «Via, non si può fare avanzare» — e nel vassoio c'è ancora mezza torta, che in effetti non farà avanzare; dell'amica che si mostra leccarda specie quando non è lei a pagare; e seguiamo senz'altro i consigli del collega leccardo per trovare il posto giusto in cui portare a mangiare chi ci fa sospirare.
Una qualità del genere tende all'estensione, e così come anche una pietanza può diventare golosa, il leccardo si presta all'appetitoso, a ciò che stuzzica la gola. E quindi posso parlare dell'ennesima leccarda portata che lo zio porta in tavola, bene accompagnata da una bottiglia delle sue; posso parlare delle merendine leccarde che i bambini s'immaginano io abbia sempre in borsa; ma un passo oltre, anche del leccardo finale di stagione.
Ora, il leccardo origina la leccarda: il recipiente metallico da porsi sotto griglie e spiedi per raccogliere il grasso che cola. Tende ad essere una teglia ampia dai bordi bassi — e più genericamente tale diventa la leccarda, teglia da forno ordinaria ma battezzata con un nome di avido gourmand, ingolosito da quel saporito gocciolìo.
Il leccardo, nella leccarda, per desuetudine non si riconosce più — e forse proprio questo la presta a usi estesi e più generici. Difatti un altro nome della leccarda, ben più trasparente, compiendo lo stesso percorso semantico è rimasto più inevitabilmente associato alla sua succulenta funzione originaria: la ghiotta!