Mucido

mù-ci-do

Che sa di muffa, stantio, putrescente; deteriorato dall'umido

dal latino mucidus 'ammuffito', da mucus 'muco'.

Alcune parole hanno un carisma tale da farsi intendere anche se poco note: paiono subito familiari. E la forza del 'mucido' sta soprattutto nel suo suono, che intuitivamente ce lo pone in mezzo alla muffa, al muschio, al sudicio, all'umido, al fradicio. Anzi, la sua pietra angolare è nientemeno che il muco.

In effetti si dice 'mucido' proprio ciò che odora o ha sapor di muffa. Di quella bella, insalubre muffa che prospera in luoghi chiusi e umidi. E quindi, va da sé, diventa l'impregnato, il marcescente, il putrido - sia come aggettivo, sia come sostantivo. In cantina si trova una scatola di fumetti mucidi, impossibili anche solo da aprire; l'amico fiero ci offre il suo vino, ma è mucido, e senza farci vedere lo scoliamo nel lavandino; e si tenta ogni modo di togliere il mucido dalla parete, senza successo.

Si sa che la muffa è evocativa, e invita usi figurati: così ridiamo a denti stretti alla battuta mucida, si partecipa alla mucida cerimonia organizzata dall'amministrazione, e la parola desueta può essere tutt'altro che mucida.

Un caso esemplare di come una parola davvero ricercata possa essere un'opzione semplice, ed espressivamente intensa.

Parola pubblicata il 13 Giugno 2017

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