Togliere

L'italiano visto dagli stranieri

Rimuovere, portare via, sottrarre

dal latino tòllere 'alzare, sollevare'.

Parola facile? No. Per quanto sia usata comunemente e non riservi sorprese d'uso, il percorso che sta dietro al togliere è fra i più complessi.

Il nocciolo di significato che siamo soliti ricondurre al togliere è quello di rimuovere, sottrarre, portare via: mi tolgono i punti della patente, tolgo il cappello in segno di rispetto, tolgo da terra gli imballaggi vuoti. Già qui vediamo le sue affinità con 'levare', che pure siamo abituati a usare in sensi simili.

Ora, il latino tollere significava proprio alzare, levare, sollevare. In italiano comparve dapprima col significato contiguo di 'prendere' (come si fa quando si solleva qualcosa): se parlavo di togliere il vino non intendevo che lo stavo portando via dalla tavola, ma che lo stavo prendendo.

Appare chiaro che l'azione del sollevare, del levare, è ambivalente: da un lato implica un prendere, ma dall'altro implica un allontanare. Il risultato è praticamente un'enantiosemia - per cui togliere ha acquisito un significato e il suo opposto. Ma non sono dei significati che continuano a coesistere: oggi il togliere è (quasi) solo un'azione di allontanamento.


- “Hai ancora i punti sulla ferita?” “No, me li hanno togliuti” “Ah, bene. Però ‘togliere’ è irregolare” “Me li hanno togliatti?” -

Il verbo togliere è irregolare. Lo è al presente indicativo e congiuntivo, al passato remoto e al participio passato, appunto, quindi togliere diventa tolto. Detto questo lo studente che dice togliuto, fa certamente un errore, ma in buona fede. Lui ha studiato che i verbi della seconda coniugazione al participio passato prendono la terminazione –uto, e da bravo studente applica la regola. Non è colpa sua se quel manigoldo di “togliere” (o di “cogliere” o “sciogliere” e loro derivati insieme ad altre centinaia di verbi italiani) sono diventati irregolari, aumentando esponenzialmente il numero di regole da studiare. Niente da fare però, le regole quando si studia una lingua aiutano solo fino a un certo punto e gli irregolari fanno parte a pieno diritto della grammatica.

La cosa interessante è che questo fenomeno chiamato ipercorrettismo, cioè il trattare una parola irregolare come regolare, fa parte anche dell’apprendimento della lingua madre. Con buona pace degli imbonitori che promettono di far imparare le lingue in modo veloce e senza sforzo, per la stragrande maggioranza degli adulti, lo studio di una lingua straniera è uno sforzo intellettuale faticoso. I bambini hanno risorse e metodi diversi dai nostri, per questo sembra che non facciano nessuna fatica. Ma anche loro quando imparano a parlare cadono nell’ipercorrettismo, per cui tutti avremo un nipotino duenne che dice aprito invece di aperto o leggiuto e scrivuto invece di scritto e letto. In qualche misura questo può riguardare anche il lessico, come un bambino che diceva “guidante” invece di “volante”, d’altronde serve per guidare, non per volare, no?

Quello che il bambino non fa è pescare nella memoria nomi che con la grammatica non hanno nulla a che fare, come andare a disturbare il fu Palmiro Togliatti, che con il verbo togliere non c’entra nulla, ma chissà, magari può fornire la risposta corretta.

Parola pubblicata il 15 Settembre 2016

L'italiano visto dagli stranieri - con Chiara Pegoraro

L'italiano è una delle lingue più studiate al mondo: come è che gli stranieri la vedono, quali sono le curiosità, le difficoltà e le sorprese che riserva a chi la sta imparando? Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, osserveremo attraverso alcune parole le questioni più problematiche e divertenti di questo tipo di apprendimento. Per gli italiani, qualcosa di nuovo e insolito sulla loro lingua madre; per le migliaia di amici stranieri che ci seguono, un simpatico aiuto.

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