Poscia

pò-scia

Poi, dopo

dal latino postea 'dopo, poi'.

In questa parola - non comunissima - vediamo l'usura secolare dell'avverbio latino postea, rimasticato da innumerevoli generazioni.

Il significato è dei più semplici, essendo del tutto analogo a quello di 'poi'; ma per la sua antiquata ricercatezza il 'poscia' si presta favolosamente a usi ironici, comunque leggeri: rievocando la nostra epica vittoria a briscola, raccontiamo di come l'avversario fosse sicuro di sé e poscia umiliato; appena finito il secondo, l'amico ingordo già allunga il collo chiedendo «E poscia? Un dolcino?».

Ricorrente è la locuzione 'poscia che', nei piani, immaginabili significati di 'dopo che' o 'poiché', con valore di congiunzione. Il cane discreto ti viene a salutare poscia che ha finito il suo bisogno; no, non ti presto il libro poscia che gli ultimi tre me li hai perduti; e poscia che sono di buon umore, stasera offro io.

Una di quelle parole datate ma gagliarde da cui vale la pena levare la polvere.

Parola pubblicata il 14 Maggio 2017

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