Procinto

pro-cìn-to

Nella locuzione 'in procinto', descrive imminenza, essere sul punto di

dalla locuzione latina in procinctu 'in assetto di guerra', derivato di cingere col prefisso pro- 'davanti'.

Abbiamo fissato un pranzo domenicale con gli amici in una bella osteria di campagna, li sentiamo per telefono a metà mattina, sono già in procinto di partire. Intanto il cugino è in procinto di laurearsi, lo zio è in procinto di vendere casa perché si vuole trasferire. Quelli che ci evoca il procinto - anzi l'essere in procinto, visto che questa parola esiste solo in questa locuzione - sono atti o fatti imminenti, anche fra i più quotidiani. È lievemente straniante scoprire che il procinto scaturisce dall'assetto da guerra.

Chi è in procinctu è pronto al combattimento, e una così sollecita organizzazione bellica, con quel 'cingere', ci viene raccontata attraverso la preparazione del singolo che cinge le armi, e che quindi lega al fianco la spada, al braccio lo scudo, già proiettato davanti all'azione prossima. È senza dubbio un tipo di prontezza, un tipo di imminenza molto ingombrante, nel nostro immaginario, ma la sua lontananza dal nostro 'essere in procinto' è testimoniata dalla cristallizzazione di questa locuzione. Ci resta in bocca, piacevolmente ricercata, di registro appena elevato, in una forma ferma e senza che vi scorra più la linfa di significati susseguenti - e il suo stesso significato si sfilaccia, si fa evanescente, quasi fraseologico, arrivando a voler dire la semplice imminenza.

Insomma, questo in procinto, senza grandi impegni figurati, senza suggestioni di evocazioni dirette, tornisce il discorso e si fa notare - quasi ultimo tratto del ramo, che non regge altro, che non prosegue, ma che ha i suoi fiori.

Parola pubblicata il 31 Marzo 2019

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