Ratificare

ra-ti-fi-cà-re (io ra-tì-fi-co)

Approvare, convalidare un atto o un accordo

dal latino medievale ratificare, contrazione della locuzione ratum facere rendere valido, composta da ratus, participio passato di reri stabilire e facere fare.

Una parola comune e importante, che spesso non è messa bene a fuoco. Ratificare significa far proprio un atto o un accordo posto in essere da altri, approvandolo. Ad esempio, Tizio stipula un contratto a nome di Caio, senza rappresentarlo legalmente; ma Caio, contento del vantaggioso contratto, decide di ratificarlo, convalidandolo; e anche gli Stati, quando ratificano delle convenzioni internazionali, vi aderiscono, le fanno proprie.

E in senso più generico ratificare può anche significare semplicemente avallare una decisione presa da un sottoposto: il dirigente ratifica l'importante accordo che il segretario ha avuto la prontezza di imbastire; il consenso popolare ratifica una difficile decisione presa dal governo; le dichiarazioni del giornalista in acque turbolente sono ratificate dal direttore della testata.

Una parola precisa, che descrive bene un complesso equilibrio decisionale - in cui l'iniziativa di uno deve essere sorretta e confermata dal volere di un altro.

Parola pubblicata il 20 Febbraio 2015

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