Reprobo

rè-pro-bo

Malvagio; destinato alla dannazione

dal latino tardo: reprobus, composto da re indietro, che implica contrarietà e probus onesto.

È una parola di deciso gusto ecclesiastico. Il reprobo è infatti tipicamente colui che è destinato alla dannazione eterna - un tapino di quelle torme che nelle raffigurazioni del Giudizio Universale vengono ordinatamente condotte nelle viscere fiammeggianti dell'Inferno.

Certo, si potrebbe tentare l'emancipazione da questo immaginario, e fare del reprobo un semplice malvagio disonesto - secondo un registro indubbiamente aulico. Ma perderebbe tanto colore. Il connotato religioso di una parola è un carattere da sfruttare, capace di trasmettere tanto. Se parliamo di un dirigente che punisce i reprobi suoi sottoposti, ce lo figuriamo come un castigatore da inquisizione; se sentiamo parlare di una persona come di un reprobo, ci vedremo dentro il connotato di un giudizio morale religioso (e forse bacchettone); e chi vuole cacciare i reprobi da un'istituzione o da un determinato contesto, vestirà la propria azione coi panni di una crociata.

Parola pubblicata il 27 Giugno 2013

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