Resettare

L'anglicismo e il gentiluomo

re-set-tà-re (io re-sèt-to)

In informatica, azzerare le operazioni svolte da un elaboratore, riportandolo allo stato iniziale; estensivamente, annullare, riportare alle condizioni di partenza.

da reset, voce inglese, composto di re e set, propriamente 'riposizionare'.

Sarà forse un eccesso di romanticismo, ma è intrigante e appassionante osservare come alcuni termini scavino nel terreno della lingua fino ad arrivarne al cuore. I passaggi non avvengono soltanto da una lingua all’altra, ma anche tra i diversi campi semantici, e ad ogni passo corrisponde un arricchimento, che è visibile sia nella forma che nel significato. Prendiamo il reset, per esempio, che da noi entra attraverso il linguaggio asettico dell’informatica, ad indicare un ripristino delle condizioni di partenza di un sistema azzerandone le operazioni svolte. È forse quanto di più tecnico possiamo immaginare, e quando parliamo di sistemi binari, il reset si effettua posizionandosi proprio sullo 0. Si riparte quindi dal momento iniziale, in cui tutto è cominciato, e si riprende daccapo.

La creazione di un verbo ad hoc, che indichi questa azione quando viene effettuata in ambito informatico, è cosa automatica, e conserva tutte le caratteristiche tipiche dell'italiano: resettare ha, così come anche il reset, la pronuncia basata sulla grafia (non diciamo certo risettare), e anche il raddoppiamento della t e la desinenza in -are sono, ovviamente, frutto delle regole di formazione delle parole nostrane. In realtà, ci avevamo provato anche con resettaggio, che però ha avuto vita molto difficile, tant’è che, se dovessimo scegliere una perifrasi al posto del nostro verbo, diremmo quasi certamente fare o effettuare il reset.

Ma veniamo al cuore di cui parlavamo, perché in poco tempo siamo passati ad interpretare quello zero come un punto di partenza molto più generico, che poco o niente ha a che vedere con i computer. Così, nel pieno di una crisi con il partner, ce ne andiamo in vacanza per resettare tutto e ripartire da quando ancora eravamo felici, oppure possiamo resettare la nostra carriera iscrivendoci all’università o accettando un’offerta nuova e stimolante, o ancora l’allenatore della squadra che colleziona sconfitte promette di resettare tutto dalla partita successiva e di far tornare tifosi e giocatori ad esultare.

In qualche modo, quindi, se resettiamo cerchiamo di rimettere a posto le cose. Ed è proprio da qui che ha origine la parola, che non è altro che il frutto dell’unione tra un re- iterativo (ovvero, che indica la ripetizione di un’azione) e il verbo set, ossia collocare, fissare. Nel resettare riposizioniamo nuovamente qualcosa, sta a noi decidere con quali esiti.

Parola pubblicata il 01 Febbraio 2019

L'anglicismo e il gentiluomo - con Eleonora Mamusa

Di nuovo sul fronte sempre caldo, interessante e scivoloso degli anglicismi: stavolta a venerdì alterni con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa - per riuscire a strutturare in merito idee più confacenti.

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