Risentimento

ri-sen-ti-mén-to

Sentimento di rancore, desiderio di rivalsa e sdegno provato davanti all'ingiuria e alla provocazione; sensazione dolorosa, disturbo che è conseguenza di un trauma o di una malattia

da sentire, con prefisso ri- con valori differenti.

Davanti al risentimento si deve considerare che spesso basta un solo prefisso a rendere davvero sottile e complessa la parola più semplice e grossa. Qui tocca a 'sentire', che alla fine della storia prende una piega scura e tagliente.

Nel risentimento, il prefisso 'ri-' descrive un movimento contrario. È un sentimento di reazione, uno spritz fatto di rancore secco, di desiderio di rivalsa (altri preferiscono l'animosità) e sdegno frizzante: infatti nasce nel Cinquecento come il sentimento provato dinanzi all'offesa, all'ingiuria, alla provocazione, che porta a chiedere soddisfazione. Nella vacanza delle tue scuse rispondo a ogni tua domanda con sibilante risentimento, ammiriamo l'amica che riesce a farsi scivolare addosso ogni meschinità senza risentimento, e nel nuovo gruppo di colleghi, in virtù della nostra neutralità, ciascuno ci svela i propri risentimenti. Una parola forte, che sa descrivere con precisione affilata un sentimento contrariato che si trascina.

Ma il risentimento è anche, in medicina, il disturbo e la sensazione di dolore causato dalla malattia, di cui continuiamo a soffrire; qui il 'ri-' che si installa sul 'sentire' dà un colore di ripetizione al male del trauma o della patologia. In effetti, dopo un'incubazione trecentesca in cui il 'risentire' era quasi equivalente al 'sentire', si afferma nel Quattrocento anche come un 'sentire di nuovo', che nei secoli, fino al Novecento, si avvicinerà sempre di più a un 'patire le conseguenze' (arrivando a noi che parliamo di come le piantine abbiano risentito del caldo). Insomma, niente livore se il risentimento è del ginocchio nelle giornate umide: sono due rami di significato che si sono separati cinque secoli fa. Per quanto certi risentimenti fisici possano acuirne altri morali e viceversa, ma questa è un'altra storia.

Parola pubblicata il 20 Giugno 2019

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