Scrosciare

Scorci letterari

scro-scià-re (io scrò-scio)

Riversarsi con violenza e fragore, specie detto delle acque

derivato di crosciare, voce onomatopeica.

È vero, questa parola ha un'origine onomatopeica, ed è fra le più espressive di questo genere, ma sarebbe riduttivo vedervi dentro solo il fragore, solo un suono. Scrosciare è un verbo pieno, massiccio, e descrive con intensità tutta la violenza del crollo, del riversarsi turbolento di una massa d'acqua - che impressiona, però, soprattutto col rumore, che ne è sintesi.

Così, se scroscia il diluvio improvviso o la cascata del fiume in piena, figuratamente scroscia anche il tuono pesante, il cantante che torna alla ribalta è salutato da scroscianti applausi, e la battuta del comico fra scrosciare una risata incontenibile.

Proprio una di quelle parole che dà spessore e intensità al discorso in cui è usata.

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(Eugenio Montale, I limoni, vv. 40-49)

La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta

il tedio dell'inverno sulle case,

la luce si fa avara - amara l'anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo dei cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d'oro della solarità.

Montale ama usare una particolare forma di metafora, il “correlativo oggettivo”: un oggetto qualsiasi veicola un significato profondo, non del tutto esprimibile a parole. Così, in un linguaggio che oscilla tra l’aulico e il dimesso, Montale ci racconta al tempo stesso una scena concreta e la sua visione della vita.

In particolare l’inverno rappresenta qui il «male di vivere». È quella sensazione che proviamo quando ci lasciamo imprigionare dalla noia e dalla disillusione: ci sentiamo soli, e non riusciamo a vedere un senso in quello che ci accade. La vita va avanti per inerzia, regolata da una soffocante catena di necessità.

A volte, però, dietro questo grigiore possiamo intravedere il giallo dei limoni. I limoni simboleggiano tutto ciò che di bello e di vero incontriamo nella vita. Il loro colore sgargiante comunica gioia e vitalità: è come una canzone che ci scroscia nel cuore, appagando quel desiderio profondo di libertà che neppure ricordavamo più.

Questo, diceva Montale, è un “miracolo laico”; e vale la pena vivere soltanto per avere qualche attimo così. L’autore, quindi, ci lascia un compito: non stancarci mai di aspettare questo miracolo, qualunque cosa accada.

Peraltro posso testimoniare, per diretta esperienza, che i limoni sbucano davvero dove meno te li aspetti. È successo qualche anno fa: era un periodo un po’ grigio, di generico scontento. Una sera mi è tornata in mente questa poesia di Montale, e ho sperato di poter presto ritrovare quei “limoni” che non riuscivo più a vedere. Il giorno dopo sono andata a prendere il solito treno per Milano. Mentre aspettavo di salire una signora è scesa dalla carrozza di fronte a me, e tra le mani aveva… una piantina di limoni!

“Beh” ho pensato salendo “ovunque sia, è evidente che Montale non ha perso il senso dell’umorismo”.

Parola pubblicata il 06 Marzo 2017

Scorci letterari - con Lucia Masetti

Con Lucia Masetti, dottoranda in letteratura italiana, uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

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