Semicupio

se-mi-cù-pio

Piccola vasca da bagno dove si sta seduti, e il bagno che vi si fa

dal latino medievale semicupium, composto di semi- 'mezzo, parziale' e cupa 'botte, recipiente'.

Splendido: questa parola entra in italiano verso la fine del Seicento nei discorsi dei più grandi medici italiani del tempo - Redi, Morgagni, Pasta. Descrive una pratica e un oggetto piuttosto umile: un bagno parziale, fatto da seduti, e il recipiente dove tale bagno si fa. In realtà si tratta di più tipi di recipienti, perché il semicupio oggi va da quelle belle vasche con sedile che si vedono nelle televendite, solo per oggi in offerta speciale, a elementari bacinelle che si trovano in farmacia. I primi fini sono medici, volti specificamente a curare o a dare sollievo a spiacevoli situazioni che coinvolgano le parti delicate dell'inguine - tanto che la stessa acqua può essere medicata. Ma per la sua agilità viene usato anche per fini meri d'igiene.

Ora, ovviamente la nostra lingua birichina ha fotografato la persona in semicupio per usarne l'immagine altrove. Un'immagine che ci racconta con brillantezza smaliziata uno star seduti con un certo godimento e una propensione al movimento scarsissima: quando lo zio si siede a semicupio in poltrona non c'è modo di farlo alzare, e a fine pranzo tutti si mettono a semicupio sul divano con la grappa in mano; in terrazza riempio la piscinetta gonfiabile e per quanta parte riesco a entrarci mi piazzo in semicupio, mentre in spiaggia mi rinfresco in semicupio nella buca che ho scavato sul bagnasciuga.

Una parola ricercata, umile e vitale.

Parola pubblicata il 24 Luglio 2018

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