Titubare

ti-tu-bà-re (io tì-tu-bo)

Essere incerti, tentennare, esitare

Dal latino: titubare, voce espressiva.

La radice di questa parola sta nel suo suono: con un'espressività simpatica e un calore morbido e senza spigoli, ci trasmette una sensazione d'incertezza meno aspra e fisica del tentennare, meno seria dell'esitare, meno cerebrale del dubitare e meno centrata sul prender tempo rispetto al tergiversare o al traccheggiare. Insomma, si tìtuba col cuore, con schiettezza, in un atteggiamento di indecisione un po' goffa.

Notiamo come il participio presente di questo verbo tenda a coprire la quasi totalità dei suoi usi: in altri termini, è più comune dire "sono titubante" rispetto a "tìtubo". Ma non c'è ragione per non usare gli altri modi e tempi di questo verbo, anzi: proprio perché il "titubante" è un po' inflazionato, scegliere altre forme può impreziosire il discorso.

Quindi lo studente interrogato in chimica, un po' in soggezione, tituberà prima di dare una risposta; in mutande davanti all'armadio aperto, pronti a vestirsi, si tituberà lungamente non sapendo che indossare; e l'amico che ci comunica, entusiasta, di star per partire per un viaggio a piedi intorno al mondo, ci lascerà titubanti sul da dirsi.

Parola pubblicata il 24 Novembre 2013

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